Pestaggio all’ippodromo, il giudice: è di allarmante pericolosità sociale

19 Luglio 2021

CHIETI. Un episodio di «allarmante pericolosità sociale». Così il giudice Andrea Di Berardino descrive il pestaggio del fantino di 39 anni avvenuto all’ippodromo d’Abruzzo di San Giovanni Teatino per...

CHIETI. Un episodio di «allarmante pericolosità sociale». Così il giudice Andrea Di Berardino descrive il pestaggio del fantino di 39 anni avvenuto all’ippodromo d’Abruzzo di San Giovanni Teatino per il quale sono stati arrestati, con le accuse di violenza privata e lesioni personali pluriaggravate, Giocondino De Rosa, noto come Jhonny, 31 anni, e il fratello Mirco (29), rom lancianesi, da sabato rinchiusi nel carcere di Benevento. Il giudice, che ha accolto la richiesta del pm Marika Ponziani, sottolinea una serie di fattori che denotano la gravità dell’aggressione: «L’insidiosità di quel che ha avuto la parvenza di un agguato, atteso che non vi è stato nemmeno il tempo di una discussione, evidentemente i De Rosa si aspettavano un rifiuto e subito hanno colpito; l’intensità dell’energia fisica spesa nell’aggressione; lo sproporzionato numero dei concorrenti (vi erano soggetti non identificati) per sopraffare la vittima; l’avere infierito, dopo il pugno, con calci in punti vitali del corpo della vittima già caduta a terra; la desistenza della prosecuzione delle percorse è stata dovuta soltanto all’intervento del personale di vigilanza dell’ippodromo; l’aver agito di giorno, in un luogo affollato e sorvegliato, quindi a dimostrazione del senso di impunità dei De Rosa e della loro marcata indole violenta, priva di controspinte e autocontrollo e plasticamente scolpita in precedenti specifici contro la persona, che declinano, già solo essi, una sicura prognosi di reiterazione e una tendenza a vessare il prossimo per interessi patrimoniali». Quanto al movente dell’aggressione, in base alle indagini dei poliziotti della squadra mobile di Chieti, è probabile che il fantino rappresentasse un ostacolo al raggiungimento del risultato sportivo voluto dai fratelli rom, assidui frequentatori del mondo delle gare ippiche e appassionati di cavalli, oltre che proprietari di un box nell’ippodromo. Il giudice ha mandato in carcere entrambi gli indagati perché «il profilo gravemente delinquenziale dei De Rosa è inconciliabile, come si è avuto modo di notare in passato, con la previsione del rispetto autonomo e spontaneo di divieti e prescrizioni: ogni pretesto, lecito o illecito che sia, può scatenare la loro violenza».
Nelle prossime ore gli arrestati, difesi dall’avvocato Vincenzo Menicucci, saranno interrogati via internet. (g.let.)
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