Piani alti senza più acqua «Ora chiediamo i danni»

Da 20 giorni crolla la pressione: scoppia la protesta per le case rimaste a secco Nel 2015 il sindaco promise un serbatoio mai realizzato. L’Aca: c’è una perdita
CHIETI. Del nuovo serbatoio promesso dal sindaco a giugno del 2015 non si è saputo più nulla e lo Scalo torna a soffrire per la mancanza d’acqua. «Da 20 giorni la situazione è tornata insopportabile», dice Elda Capriotti, residente di via Pansa, «io abito al sesto piano e non ho acqua dalle 9 del mattino fino alle 16.30. Poche ore e poi rubinetti di nuovo a secco perché la notte, come ormai da una decina d’anni, l’acqua non c’è mai. Ho speso 2mila euro per una caldaia personale e un’autoclave privata, pur avendo ovviamente un sistema centralizzato, ma nonostante tutto sono senz’acqua. Se continua così chiederemo i danni, ho già contattato un avvocato». E c’è anche chi, come Giovanni Esposito, da dovuto spendere 450 euro per riparare la pompa del suo impianto, bruciata proprio a causa della mancanza d’acqua. Stessi problemi anche in via Ortiz, via Manoppello, via Capestrano, via Corfinio e viale Abruzzo come testimoniano Mauro Petini e Mario Ciaschetti. Lamentele arrivano anche da via Scaraviglia, via De Virgiliis, via Marino da Caramanico e via Pescara fino al Villaggio Celdit. Gianluca Squicciarini, residente al Villaggio, era tra i tanti che il 15 giugno del 2017 animarono la protesta. Una delegazione di manifestanti incontrò il sindaco Umberto Di Primio e l’assessore Raffaele Di Felice che quietarono la rabbia dei residenti promettendo la realizzazione di un nuovo serbatoio. «Nonostante le strette di mano e gli impegni assunti ormai 2 anni e mezzo fa», dice Squicciarini, «ci ritroviamo di nuovo a secco. Nella giornata di sabato, alle 9 si registrava una pressione pari a 1,7 bar (dovrebbe essere ben oltre i 3 bar) che si è ulteriormente abbassata fino a 0,9-1 bar intorno alle 13 (ora di punta), con conseguente scarsità o totale assenza di approvvigionamento ai piani alti. Siamo pronti anche ad adire le vie legali, dopo essere stati vessati da insostenibili aumenti dei canoni idrici e incomprensibili richieste di balzelli, come la doppia cauzione o gli interessi di mora per bollette inviate già scadute». Interviene anche Camillo Carapelle pronto a lanciare una nuova battaglia del comitato ChietiscaloNoi di cui è portavoce. Da oltre un decennio lo Scalo ha problemi di scarso approvvigionamento, tanto che nelle ore notturne non c’è più acqua. Secondo l’Aca la colpa del crollo della pressione idrica di questi giorni è dovuta a una nuova perdita.
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