Piani d’emergenza nei Comuni È allarme: in regola solo 8 su 104

6 Settembre 2019

La maggior parte dei sindaci non ha ancora aggiornato il documento per affrontare le calamità La circolare inviata da Barbato: «Bisogna superare al più presto questo grave e diffuso ritardo»

CHIETI. In provincia di Chieti solo 8 Comuni su 104 hanno aggiornato il piano d’emergenza. Si tratta di un documento indispensabile per «la prevenzione dei rischi» e «favorire un’efficace gestione» di eventuali calamità. A lanciare l’allarme è il prefetto Giacomo Barbato, che ha inviato una lettera a tutti i sindaci. «Allo stato», è scritto nella circolare, «si rileva una condizione di diffuso e grave ritardo che riguarda la maggior parte dei Comuni, ritardo che deve essere superato senza indugio». Eppure la legge dice che il Comune deve provvedere alla verifica e all’aggiornamento periodico del proprio piano di protezione civile, trasmettendone copia alla Regione. Le catastrofi d’Abruzzo, da Rigopiano ai terremoti, del resto, non attendono i ritardi di quasi cento sindaci trasgressori.
Nell’incipit della lettera, Barbato sottolinea come il codice di protezione civile preveda che sia il prefetto, «nell’immediatezza di un evento emergenziale», in raccordo con i vertici della Regione, ad assumere «la direzione unitaria di tutti i servizi di emergenza da attivare a livello provinciale», anche con l’obiettivo «di garantire l’immediata attivazione degli interventi di primo soccorso alla popolazione». Negli ultimi anni, dunque, la prefettura di Chieti «ha più volte richiamato l’attenzione dei sindaci sull’importanza della pianificazione comunale» per favorire un’adeguata gestione dell’emergenza a livello locale.
Per aggiornare i piani di protezione civile, i sindaci possono avvalersi del Centro funzionale della Regione, «incaricato di supportare tecnicamente e in forma gratuita i Comuni».
E qui arriva il dato preoccupante. Dalle informazioni fornite dal Centro funzionale d’Abruzzo alla prefettura, risulta che, in provincia di Chieti, «8 comuni hanno aggiornato il piano secondo le linee guida; 39 lo stanno elaborando (di questi, 37 sono già dotati di un precedente piano, mentre 2 ne sono del tutto sprovvisti); 57 non hanno ancora avviato l’aggiornamento e, pertanto, dispongono di un piano speditivo, in molti casi approvato da oltre un decennio». Ecco perché il prefetto chiede ai sindaci di mettersi in regola al più presto. «Ciò al fine di una mitigazione dei rischi cui il territorio provinciale è esposto, attraverso l’individuazione nei piani – avvalendosi anche del supporto specialistico e gratuito del Centro funzionale – delle azioni operative da porre in essere per fronteggiare i possibili eventi calamitosi».
Quanto al piano provinciale d’emergenza, Barbato ricorda come, in Abruzzo, «le funzioni amministrative in materia di protezione civile attribuite alla province siano state trasferite alla Regione». Il prefetto, dunque, segnala a quest’ultimo ente «la necessità di conoscere le iniziative intraprese o che intenderà intraprendere. Ciò al fine di consentire al prefetto di esercitare la prevista direzione unitaria di tutti i servizi di emergenza da attivare a livello provinciale nell’immediatezza di un evento calamitoso». In ogni caso, il 23 febbraio del 2018, la prefettura ha adottato un documento in cui sono state «rielaborate le procedure fondamentali da attuare tempestivamente nelle ipotesi di eventi calamitosi, con l’obiettivo di garantire una più efficace gestione delle emergenze di protezione civile, attraverso un modello di intervento flessibile e condiviso con tutte le componenti territoriali».