Piano della Asl per evitare il blocco degli ospedali

Il direttore Schael riunisce l’Unità di crisi: già attivi a Chieti 15 nuovi posti letto per i contagiati Cambia la mappa dei servizi: i pazienti non infetti assistiti a Vasto, Lanciano e Ortona
CHIETI. Un piano per sventare il blocco degli ospedali a Chieti e provincia. Lo ha presentato ieri il direttore generale Asl Thomas Schael all’unità di crisi aziendale. «Un piano», così ha detto, «per dare ai cittadini la necessaria assistenza qualora i numeri del coronavirus dovessero mettere in affanno i presidi».
QUI CHIETI. Secondo la nuova mappa della sanità, l’ospedale Santissima Annunziata è il punto di riferimento per i malati di coronavirus: «Già attivati 15 nuovi posti letto di Medicina sub intensiva, all’8° livello, corpo D, destinati a pazienti Covid. Saranno gestiti», ha detto Schael, «dagli specialisti della Medicina e della Pneumologia e accoglieranno pazienti con sintomi non gravi, mentre i casi più complessi saranno trattati dal reparto di Malattie infettive o in Rianimazione quando si rende necessaria la respirazione assistita».
CACCIA ALLE MASCHERINE. Alla Asl, però, servono mascherine e guanti per infermieri e medici in prima linea: i dispositivi di protezione sono pochi e la «grave carenza» è finita anche al centro di un esposto presentato da quattro sindacati degli infermieri alla Procura di Chieti (vedi articolo a lato). «Oltre a essere mobilitati per l’attivazione di nuove aree di degenza e posti letto aggiuntivi», ha confermato Schael, «siamo impegnati in una ricerca forsennata di materiale di protezione individuale, ventilatori polmonari e arredi. È una corsa contro il tempo che coinvolge tutti gli apparati amministrativi dell’azienda, che stanno dando il massimo, come gli operatori sanitari in prima linea nei nostri ospedali. A tutti loro va il ringraziamento mio personale e della direzione», ha detto il manager anche per stemperare le polemiche, «per l’impegno, il coraggio e la professionalità che mettono in campo in ogni momento».
QUI VASTO. Nella riorganizzazione, l’ospedale San Pio resta un Dea di I livello «per accoglienza in urgenza di pazienti no Covid e pazienti sospetti non gravi da ricoverare in Malattie infettive, dove andranno anche altri pazienti con patologie di tipo infettivo no Covid. Continuerà a ricevere pazienti del Basso Molise fin tanto che non riaprirà l’ospedale di Termoli, probabilmente tra una settimana».
QUI LANCIANO. Il piano prevede un ospedale al riparo da rischi di contagio: «È necessario mantenere almeno un ospedale Covid free, individuato nel Renzetti chiamato a gestire gran parte delle urgenze», ha detto il direttore generale. Ma proprio nel reparto di Ortopedia del presidio di Lanciano, dopo il ricovero di un’anziana di 91 anni con un femore rotto e rivelatasi poi positiva al coronavirus, si sono registrati altri tre contagi mentre per altri 4 pazienti si aspettano i risultati dei tamponi. Ma adesso, ha detto Schael, «tutti i pazienti che si recheranno a Lanciano saranno sottoposti ad accurata valutazione clinica per escludere dal ricovero e trasferire in altro presidio quelli con sintomi da coronavirus».
QUI ORTONA. L’ospedale Bernabeo rimane il polo della Chirurgia oncologica per la donna. «Sarà garantita», ha detto Schael, «assistenza ai pazienti di area medica no Covid».
QUI ATESSA. «Accogliendo la richiesta del sindaco di Atessa e dei colleghi di diversi Comuni del Sangro-Aventino, sono state avviate le attività di ripristino di alcune aree dell’ospedale di Atessa per accogliere pazienti Covid, a partire dal blocco operatorio da adibire a Rianimazione».
QUI CASOLI. L’ospedale Consalvi, presidio territoriale di assistenza, resta adibito alle attività che svolge: «I posti letto di ospedale di comunità vanno preservati e lasciati a disposizione per assistenza no Covid, perché le altre patologie continuano a esistere e vanno trattate come sempre. Sempre a Casoli saranno trasferiti i pazienti ricoverati in Riabilitazione e Lungodegenza ad Atessa».
QUI GUARDIAGRELE. L’ospedale Santissima Immacolata, come Casoli, «resta adibito alle attività che svolge, compreso l’ospedale di comunità».
CURE A CASA. I pazienti con sintomi lievi vengono rinviati in quarantena domiciliare, in accordo con gli specialisti delle Malattie infettive. «Saranno ricoverati», ha chiarito Schael, «in caso di peggioramento oppure sottoposto a tampone di controllo per verificare la guarigione virologica». (p.l.)
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