Piano della Asl per le liste d’attesa Ferrara avvisa: «Non è credibile»

19 Giugno 2022

L’azienda stila il programma per il recupero di visite e interventi, previsto un costo di oltre 3 milioni Ma il sindaco lancia l’allarme: «Migliaia di prestazioni mancate, difficile raggiungere i risultati fissati»

CHIETI . Una delibera della direzione generale della Asl fa scattare il piano operativo per il recupero delle liste di attesa dell’anno in corso. Il provvedimento, con riferimento al numero delle prestazioni da recuperare secondo le priorità stabilite, determinerà un costo complessivo di poco superiore ai 3 milioni di euro. «È questa l’incidenza delle migliaia di prestazioni mancate», sottolinea il sindaco di Chieti, Diego Ferrara, anche in qualità di presidente del comitato ristretto dei sindaci, analizzando la situazione e definendo il piano stesso «molto ambizioso, se non poco plausibile».
I NUMERI
Il primo cittadino teatino, dati alla mano, si sofferma su quattro punti per giustificare le sue parole. «Il recupero dei ricoveri nelle varie classi di priorità, non supererà il 28 per cento durante l’anno in corso», afferma. «Il tempo medio di attesa per interventi di chirurgia oncologica è di ben 828 giorni, contro i 65 dell’era pre-Covid. Per le prestazioni afferenti alle campagne di screening oncologico, la previsione è di arrivare al recupero del 37,5 per cento delle prestazioni inevase, con un totale di inviti per gli screening del cancro del collo dell’utero, della mammella e del colon retto pari a 58.500 nell’arco del restante anno». Infine la quarta considerazione: «Per le prestazioni specialistiche non oncologiche, nell’anno 2022 ne restano da recuperare ben 9.741». Così si prevede di superare il gap con una politica di riorganizzazione ambulatoriale, l’effettuazione di sedute aggiuntive e «l’assunzione di due dirigenti medici a tempo determinato per la durata di sei mesi». Troppo poco secondo il sindaco.
GLI ASPETTI POSITIVI
Ferrara dà atto, però, all’azienda sanitaria di portare avanti tre attività che ritiene efficaci, se funzionanti al regime sperato. Il primo è il cosiddetto “recall drop-out”, cioè la verifica degli appuntamenti a ridosso delle prestazioni ambulatoriali, per garantire liste piene ed efficaci e diminuire le disdette dell’utente che non ha più bisogno. Poi il Cup di secondo livello, che permette agli ambulatori specialistici di organizzare al loro interno le visite di controllo. Infine la collaborazione con le strutture private accreditate, per offrire all’utenza una sempre maggiore disponibilità dell’offerta.
LA SOLUZIONE
Ma il presidente del comitato ristretto dei sindaci fornisce una indicazione non contemplata nella delibera presa in esame. «Mi preme ricordare, sia agli operatori sanitari e soprattutto ai cittadini, che esiste un’ulteriore possibilità», afferma. «È quella per cui se l’attesa della prestazione si prolunga oltre il termine fissato dal direttore generale, l’assistito può chiedere che essa venga resa nell’ambito dell’attività libero-professionale intramoenia, ponendo a carico dell’Azienda la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l’effettivo costo di quest’ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti», spiega Ferrara. «Nel caso l’assistito sia esente da tale partecipazione, la Asl dovrà corrispondere l’intero costo della stessa. Questo meccanismo potrebbe ulteriormente agevolare i tempi, al posto di allungarli», conclude Ferrara, «sfoltendo in modo considerevole liste che sono lunghe».
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