Piazza piena per la messa: il Covid non ferma la fede

Per la prima volta in 187 anni salta la processione, funzione celebrata all’aperto Messaggio di speranza del vescovo: ognuno di noi deve essere dono per l’altro
LANCIANO. «Ci ritroviamo a celebrare l'Eucarestia in onore di Maria Santissima del Ponte, santa patrona del popolo frentano e come popolo siamo raccolti in questa piazza, una piazza del popolo, che ci fa lancianesi e frentani. Come popolo vogliamo elevare la nostra preghiera di perdono e di grazia». Sono le prime parole dell'arcivescovo di Lanciano e Ortona, Emidio Cipollone, in una piazza Plebiscito al tempo di Covid.
È la prima volta in 187 anni, secondo quanto riportato dalle pagine dei testi storici e religiosi, che la processione in onore della santa patrona, nel giorno della chiusura delle Feste di settembre, non sfila tra le strade principali della città. Non era successo nemmeno durante le guerre mondiali. Lo ha deciso lo stesso vescovo che pure aveva dovuto optare, l'8 settembre, giorno della natività di Maria e tradizionalmente dedicato alla sfilata dei donativi delle contrade alla Madonna, di non far svolgere il corteo. Il Covid ha tuttavia mutilato, ma non scoraggiato la celebrazione religiosa e la fede dei lancianesi.
Ad omaggiare la santa patrona c'è una piazza Plebiscito che per la prima volta nella storia delle Feste di settembre indossa l'abito talare. Il pulpito è sotto la Torre civica, in basso alla targa dedicata a Garibaldi, i banchi della Cattedrale sono stati sostituiti da 250 sedie monoposto sanificate una ad una. Piazza Plebiscito, la "piazza del popolo" come la chiama Cipollone, è un pullulare di fedeli che, oltre le sedie predisposte al centro della piazza, sono anche all'interno della Cattedrale e si affacciano compostamente dalle transenne per testimoniare la propria fede. «È un contesto più cittadino del solito», dice Cipollone nel corso dell’omelia, «ma la chiesa deve sapersi fare bene comune e sapersi mettersi nelle mani di Dio». Ad assistere alla messa delle 18.30 ci sono il sindaco Mario Pupillo e altre fasce tricolore dei comuni limitrofi, associazioni e congregazioni religiose, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, ma soprattutto fedeli che accettano senza riserve le nuove regole, come quella, ad esempio, di sanificare le mani prima di ricevere l'Eucarestia. «Ognuno di noi», rimarca l'arcivescovo, «si faccia dono, faccia dono del proprio corpo come sacrificio spirituale per accogliere il Signore e aprirsi all'altro. Non c'è incontro senza cammino, ognuno è chiamato ad uscire da sé per andare incontro all’altro. E come Maria riceve una benedizione, anche noi saremo testimoni di miracoli». Le Feste di settembre si chiudono quindi con un messaggio di speranza e di accoglienza, laddove il Covid aveva reciso e troncato usi e tradizioni.
Ed è stata una chiusura straordinaria anche la parte civile delle Feste, con il tutto esaurito (mille posti a sedere in uno stadio Biondi "blindato" dalle regole anti-Covid) per il concerto di Daniele Silvestri che ha regalato oltre due ore di spettacolo tra gli applausi e i commenti entusiasti del pubblico. «La scelta di decentrare i concerti in un luogo sicuro come lo stadio Biondi dal punto di vista del distanziamento sociale e delle prescrizioni anti contagio», commenta il presidente delle Feste, Maurizio Trevisan, «è stata più che mai efficace. Abbiamo intensificato i controlli, prevedendo termoscanner all’ingresso e sanificando tutti i posti a sedere. Anche l'aspetto scenografico ha pagato, il colpo d'occhio sia per il pubblico che per gli artisti è stato eccezionale. Abbiamo fatto tutto quello che era possibile per regalare delle Feste degne di questo nome anche in una situazione eccezionale».

