Picchia e perseguita l’ex moglie, condannato

Pena di 2 anni a un 39enne accusato di stalking e lesioni: dovrà risarcire la vittima con 10mila euro
CHIETI. «Me la pagherai, non ti lascerò in pace», le aveva giurato quando era andato via di casa. E quel marito violento ha messo in atto la minaccia, trasformando in un incubo la vita della ex moglie tra aggressioni, scenate di gelosia e telefonate a raffica. L’uomo, 39 anni, è stato condannato a due anni di reclusione (pena sospesa) con le accuse di atti persecutori e lesioni personali aggravate. La sentenza del giudice Chiara Di Gerio è arrivata giovedì pomeriggio: l’imputato dovrà anche risarcire con 10mila euro la vittima, una donna di 39 anni di origini sudamericane, che si è costituita parte civile affidandosi all’avvocato Davide Antonioli. Le violenze, sia fisiche che psicologiche, sono andate avanti fino al febbraio del 2015. E la donna si è rivolta più volte alle forze dell’ordine per chiedere aiuto. Il matrimonio, stando a quanto denunciato dalla vittima, si era interrotto proprio a causa della malata gelosia del marito. Lei - tanto per fare qualche esempio - non era libera di uscire con le amiche, di andare a cena oppure di scambiare quattro chiacchiere, d’estate, con il vicino di ombrellone. È partita l’accusa di stalking perché, come si legge sul capo d’imputazione, l’uomo «con condotte reiterate minacciava e molestava la coniuge, dalla quale si era separato giudizialmente e di fatto, in modo da causarle un perdurante stato di ansia e paura». L’ha tempestata di chiamate, riempiendola di offese di tutti i tipi. Insulti che ripeteva all’infinito anche quando, occasionalmente, la incontrava al supermercato oppure per strada. Ma non finisce qui: «L’imputato», ha ricostruito il pm, «la chiamava al telefono pretendendo e ottenendo che la donna non uscisse di casa o che - comunque - gli comunicasse il posto dove si sarebbe recata». La procura contesta all’uomo anche un’aggressione fisica: un giorno, al culmine di una lite, ha colpito la vittima con un pugno in pieno volto. A quel punto la 39enne è stata costretta ad andare in pronto soccorso, dove i medici le hanno diagnosticato lesioni guaribili in 5 giorni. Ed è anche scattata l’aggravante perché «il fatto è stato commesso» nell’ambito degli atti persecutori. (g.let.)

