Picchia la compagna incinta e mette fuoco ai suoi vestiti: 48enne finisce a processo

11 Gennaio 2023

L’uomo, ora agli arresti, era mosso da una morbosa e ingiustificata gelosia Il giudice: «Ha asservito la donna al suo volere, assurde punizioni corporali»

CHIETI. «Ha asservito la compagna al suo arbitrario volere, confinandone ogni principio di libera manifestazione esistenziale in un recinto terrorizzante e annichilente di assurdi divieti e punizioni corporali». Le parole del giudice per le indagini preliminari di Chieti Andrea Di Berardino fotografano l’incubo vissuto da una donna di 34 anni, picchiata dal suo compagno anche quando era incinta e umiliata in ogni modo. Perché lui, l’aguzzino, 48 anni, «mosso da un ingiustificato quanto morboso sentimento di gelosia», è arrivato a distruggere i vestiti e il cellulare della vittima gettandoli nel fuoco. Ieri mattina l’uomo, che si trova agli arresti domiciliari dopo le indagini dei carabinieri, è stato rinviato a giudizio – per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali continuate e aggravate – dal giudice per l’udienza preliminare Luca De Ninis: il processo inizierà il prossimo 13 aprile. L’imputato, assistito dall’avvocato Pasquale D’Incecco, è stato autorizzato ad allontanarsi dalla sua abitazione di Vacri per seguire le terapie al Serd (Servizio per le dipendenze).
È stata la donna a denunciare ai carabinieri della stazione di Ortona i comportamenti domestici tenuti nei suoi confronti dal compagno: fin dall’inizio della convivenza nell’estate del 2020, come raccontano le carte dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, l’imputato, spesso ubriaco e drogato, le ha impedito di avere una vita normale, vietandole contatti telefonici con gli amici e la pubblicazione delle foto sui social network, «nonché anche semplici uscite, se non strettamente necessarie a recarsi a fare la spesa. In occasione di questi seppur brevi e vicini allontanamenti, la donna è stata costretta a indossare abiti graditi al compagno e a non usare particolari trattamenti estetici».
Se la scelta dei vestiti, a dire dell’imputato, non era quella giusta, partivano offese di tutti i tipi. Non solo: il 48enne la controllava sistematicamente nei suoi movimenti attraverso le videochiamate. «Se non mi rispondi immediatamente», la terrorizzava, «torno a casa e per te finisce male».
Nelle rare occasioni in cui la vittima si è fermata a parlare con qualcuno, è stata offesa, afferrata per il collo e presa a pugni da chi diceva di amarla. Durante una delle aggressioni, si è rifugiata nel bagno di casa per chiamare il 112, ma lui se n’è accorto, l’ha colpita brutalmente in diverse parti del corpo e le ha strappato il cellulare dalle mani buttandolo nel fuoco insieme ai vestiti e agli effetti personali della donna, che si è fatta medicare in ospedale. Ma non è finita qui: in una circostanza ha preso a calci la 34enne e, in un’altra, nonostante lei avesse esternato di essere incinta, l’ha picchiata senza pietà. La scena si è ripetuta quando la donna gli ha proposto di interrompere la relazione sentimentale: lui si è infuriato e le ha intimato di uscire di casa con le buone «…altrimenti ci penso io con le cattive», dicendole che non le avrebbe più permesso di stare con il figlio minorenne. «L’indagato», è la conclusione alla quale arriva il giudice Di Berardino, «ha una personalità negativa, dispotica e antisociale, desumibile anche dai gravi precedenti penali per rapina, lesioni e per reiterate evasioni, sintomatiche di un’accentuata tendenza a delinquere e a non rispettare le regole». Il 48enne prima è stato prima sottoposto alla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare, poi al divieto di dimora e infine, a seguito di «plurime violazioni», arrestato qualche giorno fa dai carabinieri di Bucchianico e Villamagna: si era persino strappato il braccialetto elettronico, ritrovato in strada da un operatore ecologico.