Picchia la ex in gravidanza: condannato a due anni

LANCIANO. Avrebbe picchiato la sua ex fidanzata in due occasioni, quando lei era in gravidanza, l’avrebbe perseguitata anche sul posto di lavoro e si sarebbe presentato a casa sua minacciandola....
LANCIANO. Avrebbe picchiato la sua ex fidanzata in due occasioni, quando lei era in gravidanza, l’avrebbe perseguitata anche sul posto di lavoro e si sarebbe presentato a casa sua minacciandola. Così, con le accuse di lesioni aggravate, stalking e violazione di domicilio Luca Spinelli, 24 anni, di Lanciano è stato condannato dal giudice Francesco Marino a due anni di reclusione e 5mila euro di risarcimento danni alla parte civile. Una sentenza ancora più severa rispetto alla richiesta di condanna del pubblico ministero, Delfina Conventi, che aveva chiesto un anno e 6 mesi di reclusione.
Il giovane, che fu arrestato ad aprile su richiesta della Procura dopo le indagini svolte da Procura e carabinieri a cui la donna aveva sporto denuncia, aveva conosciuto la ex fidanzata l’estate scorsa e, dopo qualche mese di frequentazione, a ottobre lei aveva scoperto di essere incinta. In aula, dai racconti di alcuni testimoni e per l’accusa, pare che Spinelli avrebbe cominciato a seguire la giovane anche sul posto di lavoro e in un’occasione si sarebbe presentato a casa della ex minacciando lei e i suoi familiari. Non solo: il Pm ha riportato anche due episodi in cui lui avrebbe picchiato la giovane. «A gennaio 2014 l’avrebbe strattonata con violenza al suolo causandole danni alla mano destra e al ginocchio, ed era al quarto mese di gravidanza. La prognosi avuta dall’ospedale è stata di 7 giorni. Il 3 aprile, al 6 mese di gravidanza picchiandola, le avrebbe provocato un trauma cranico non commotivo, contusione al gomito destro e lombo sacrale con una prognosi di 8 giorni».
Dopo questo episodio la giovane sporse denuncia. Spinelli ha sempre detto che cercava la ex per parlarci perché voleva assumersi gli obblighi di padre. «La verità la conosciamo solo io e la mia ex», racconta Spinelli, «e non è quella emersa in aula durante il dibattimento». «Una sentenza severa», aggiunge il suo avvocato, Roberto Crognale, «tant’è che faremo ricorso in appello». (t.d.r.)
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