«Picchiata e violentata in casa»: il racconto in aula tra le lacrime

Inizia il processo nato dalla denuncia di una donna dopo anni di vessazioni tra le mura domestiche L’avvocato: «Temeva per la vita sua e del figlio». L’ex marito deve rispondere anche di minacce
VASTO. Per due volte è stata costretta a fermarsi vinta dal pianto, ma poi ha ingoiato le lacrime e raccontato ai giudici il calvario che era stata costretta a sopportare per mesi fra le mura domestiche. E quel racconto è stato un pugno allo stomaco per quanti, ieri mattina, erano nell’aula del tribunale di Vasto ad assistere alla prima udienza contro l’ex marito, originario di fuori città ma residente a Vasto. L’uomo deve rispondere di un lungo elenco di reati: minacce, lesioni, violenza sessuale. Il collegio presieduto dal giudice Stefania Izzi – giudici a latere Maria Elena Franceschini e Aureliano De Luca – ha ascoltato con grande attenzione. La donna, assistita dagli avvocati Raffaele Giacomucci e Isabella Mugoni, ha ripetuto tutte le accuse riportate nel capo d’imputazione.
Lei si è decisa a denunciare l’ex marito difeso, dall’avvocato Massimiliano Baccalà, a settembre. Anni di sopraffazioni e soprusi che ieri mattina ha ricordato in aula. Sono stati gli agenti del commissariato di Vasto ad accertare che la donna, in presenza del figlio, veniva continuamente offesa e minacciata. In un’occasione l’ex marito, completamente ubriaco, l’ha colpita con violenza a tal punto da causarle la perforazione del timpano. In un altro momento l’ha minacciata di morte impugnando il coltello e colpendola al volto con un pugno. Più d’una volta la donna è stata costretta a subire rapporti sessuali contro la sua volontà, persino sul balcone di casa. Lei però non riusciva a denunciarlo.
«Era terrorizzata, temeva per la sua vita e per quella del figlio», spiega l’avvocato Mugoni. L’uomo infatti l’avrebbe anche minacciata di morte: «Ti ammazzo se fai parola con qualcuno in merito a quanto accaduto», si legge nel capo d’imputazione. E ancora: «Ti taglio la gola, ti faccio andare al cimitero, e rovino sia te che tuo figlio». Dopo l’ultima aggressione, il 9 settembre, la poveretta era finita al pronto soccorso. La prognosi era stata trauma cranio facciale, un trauma toracico chiuso e lesioni al basso ventre e alle braccia. Nonostante il profondo stato di prostrazione fisica e morale, quel giorno si è decisa a chiedere aiuto alla polizia. Grazie agli avvocati Giacomucci e Mugoni è riuscita a ribellarsi e a liberarsi dal giogo. Ora attende giustizia.
«Non siete sole», ripete spesso l’associazione Emily presieduta dalla professoressa Teresa Di Santo, esortando le donne a denunciare subito vessazioni e violenze. Ieri mattina la parte lesa ha confermato il suo profondo smarrimento e bisogno di aiuto. I giudici e il pm Silvia Di Nunzio, dopo averla ascoltata, hanno aggiornato il processo al 21 maggio, quando saranno chiamati a testimoniare i testi della pubblica accusa: amici, conoscenti, persone a conoscenza del calvario che la donna subiva.
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