Picchiato a sangue nel pub del centro

14 Luglio 2020

Un giovane di 23 anni ferito al volto e alla testa a colpi di bicchiere e con una scarica di pugni: ora è ricoverato in ospedale

CHIETI. L’hanno pestato a sangue ferendolo al volto e alla testa a colpi di bicchiere e con una scarica di pugni. Un giovane di 23 anni è ricoverato in ospedale dopo essere stato aggredito da tre persone, in un pub del centro storico di Chieti, nella notte tra domenica e lunedì: prima che guarisca trascorreranno almeno 40 giorni perché, stando a un referto medico iniziale, gli sconosciuti gli hanno fratturato la mascella e procurato una serie di traumi e lesioni. Alla base della violenza esplosa all’improvviso potrebbe esserci una discussione avvenuta poco prima in una via del centro. Un episodio banale che, però, complice anche l’alcol, potrebbe essere stato sufficiente per accendere gli animi. Adesso sono i carabinieri a dare la caccia ai responsabili del pestaggio.
In base a una prima ricostruzione, dopo il diverbio, il 23enne e i suoi amici raggiungono a piedi un pub che si trova nelle vicinanze. Dopo un po’, arriva un gruppetto di ragazzi che prende posto in un tavolo accanto: tra loro c’è anche uno dei giovani con cui avevano avuto in precedenza la discussione. Tutto lascia pensare che non si tratti di una presenza casuale. Così basta qualche occhiataccia per infiammare di nuovo i toni. Il 23enne cerca di stemperare la tensione, ma senza risultati. Anzi: la situazione precipita ulteriormente perché viene bloccato e colpito con violenza. Non solo pugni in faccia: per picchiarlo, gli aggressori utilizzano anche i bicchieri della birra. Dopo l’intervento dei presenti e della vigilanza, i tre violenti scappano facendo perdere le loro tracce nel giro di pochi istanti. Il 23enne, con il volto tumefatto, raggiunge con gli amici il pronto soccorso. Sono i medici a telefonare al 112. Ora a portare avanti le indagini sono i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena. Decisivi potrebbero essere i racconti dei testimoni e le immagini di eventuali telecamere della zona.
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