Pilkington, Denso e i 500 esuberi Da lunedì primi incontri decisivi

5 Giugno 2021

Il sindaco di San Salvo convoca i sindacati: non c’è più tempo da perdere, urge trovare una soluzione A Vasto Menna invita i colleghi a unirsi. Laudazi (Il Nuovo Faro) esorta il territorio alla protesta

VASTO. «La tempesta perfetta». Così è definita da Edmondo Laudazi, consigliere comunale a Vasto per “Il Nuovo Faro” la crisi che ha colpito lo stabilimento Nsg Pilkington di Piana Sant'Angelo. Complice il silenzio che accompagna l'agonia del settore industriale, secondo il consigliere l’ex Centro ricerche dell’azienda sarebbe diventato un deposito, il settore acquisti è stato decentrato in Polonia, alcuni dirigenti sono andati via. Il sindaco Francesco Menna invita i sindaci ad unirsi per difendere il sito produttivo. Il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca, annuncia una riunione con i sindacati convocata per martedì. Edmondo Laudazi esorta il territorio alla protesta. Anche perché alla Denso le cose non vanno meglio. Lunedì è in programma un nuovo incontro con le rsu ma l'azienda non scioglie le riserve sul piano di investimenti e la produzione dei motori ibridi potrebbe essere destinata al Portogallo.
PILKINGTON «Alla Pilkington sono a rischio centinaia di posti di lavoro», denuncia il sindaco Magnacca. «Non è più consentito perdere tempo. Occorre trovare una soluzione». Magnacca ha convocato i sindacati per avere un quadro più fedele della situazione. La riunione si terrà martedì nell'aula consiliare del Comune. Il consiglio comunale di Vasto ha avviato un’azione di coinvolgimento di tutte le rappresentanze politiche e istituzionali del territorio abruzzese (sindaci, consiglieri regionali e comunali, parlamentari) per formalizzare a ministero e assessorato regionale alle attività produttive, la convocazione del board del gruppo industriale giapponese. «È necessario ottenere», dice Edmondo Laudazi, «la conferma della strategicità dello stabilimento di Piana Sant’Angelo. Occorre varare un programma di ristrutturazione aziendale e di rilancio degli investimenti per la tutela dello sviluppo e del mantenimento dell’occupazione. È infatti in corso la progressiva agonia aziendale», accusa Laudazi, «annunciata da anni e che non è stata mai valutata correttamente da una classe politica locale inadeguata e distratta e dai sindacati non sempre attenti nella valutazione delle decisioni strategiche. Gli ultimi dieci anni hanno visto pochissimi investimenti in nuovi prodotti e tecnologie e molto ricorso agli ammortizzatori sociali e ai contratti di solidarietà. Il tempo scorre velocemente, ma molti restano ancora zitti e muti. Nel frattempo continua la trasformazione a deposito dell’ex Centro ricerche, il decentramento in Polonia anche degli acquisti e molto altro. L'azienda parla di riduzione dei costi e dei posti di lavoro per oltre 300 unità. Una catastrofe che procede nel silenzio».
DENSO Dalla Denso, purtroppo, non arrivano notizie migliori. Il nuovo motore elettrico o ibrido difficilmente sarà fatto a San Salvo e l'azienda parla di 200 esuberi. Eppure è evidente che il futuro dell'automotive è il motore ibrido. Al di la dei licenziamenti, è a rischio il futuro del sito produttivo. Alle spalle di Denso ci sono dieci anni di risultati economici negativi. Lunedì, nel corso di un nuovo incontro con le rsu, dovrebbero essere chiariti molti passaggi. Dal futuro della Denso dipende il futuro di centinaia di lavoratori dell'indotto .
L’INVITO ALLA PROTESTA La popolazione ha paura e dalla politica si aspetta un colpo di reni che riesca ad evitare il ridimensionamento dei due colossi e la perdita di 500 posti di lavoro. «È necessario», dice Laudazi incassando l'approvazione di molti lavoratori, «il coinvolgimento massiccio delle maestranze aziendali. Devono intervenire direttamente per manifestare dissenso e preoccupazione su problemi che non si risolvono a chiacchiere. Pilkington-Nsg (ma anche Denso), sindacati e politica dovranno trattare per forza con il governo, difendendo a tutti i costi i posti di lavoro che rischiano di scomparire per sempre. Occorre parlare con la proprietà giapponese, notoriamente attenta alle esigenze dei territori dove opera. L’augurio è che, confermata la drammaticità della situazione, per una volta la politica vastese esca dal silenzio e si impegni concretamente per il futuro del territorio».
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