Pino di 20 metri a rischio «Ma nessuno interviene»

12 Aprile 2019

GUARDIAGRELE. «Quell’albero è un pericolo, deve essere al più presto potato e, se necessario, anche abbattuto per evitare una tragedia». A chiedere un intervento al Comune è il locale coordinatore...

GUARDIAGRELE. «Quell’albero è un pericolo, deve essere al più presto potato e, se necessario, anche abbattuto per evitare una tragedia». A chiedere un intervento al Comune è il locale coordinatore del Movimento nazionale Paolo Damiano che denuncia lo stato di rischio di un pino alto oltre venti metri lungo la strada che porta al campo sportivo comunale. «L’albero, molto alto e con le fronde non potate», dice Damiano, «ha i rami in torsione che ormai non resistono più alle sollecitazioni delle forti raffiche di vento che imperversano nella zona. Tra i suoi rami, inoltre, passano anche i fili di una linea elettrica che fornisce l’impianto sportivo». Nei mesi scorsi, un albero gemello a poca distanza è caduto sui fili dell’alta tensione provocando l’interruzione dell’energia elettrica per una decina di giorni con disagi ai residenti e alle attività del quartiere. «Adesso, per evitare possibili danni a cose o persone», sottolinea, «chiediamo l’immediata messa in sicurezza del pino o il suo abbattimento».
Damiano, sempre in tema ambientale, ricorda che sarebbe necessario trovare una soluzione per salvare l’antico e monumentale alloro con 11 tronchi dei monaci celestiniani che si trova nel Belvedere Santoleri vicino alla chiesa della Madonna del Carmine e che versa in precarie condizioni. «Già qualche anno fa», ricorda, «alcuni esperti in dendrologia e chirurgia delle piante hanno constatato che l’albero è malato, pur in condizioni relativamente buone, presentava sopratutto in due tronchi, tagli sulle branche che cominciavano a manifestare segni di penetrazioni di parassiti e necessitava quindi di interventi e cure programmate che però non sono state mai fatte. Sarebbe il caso di iniziarle al più presto se non si vuole perdere questo altro importante pezzo della nostra storia cittadina».
Giovanni Iannamico