Piscina, stipendi più bassi Condannato il gestore

9 Marzo 2016

Sentenza del giudice del lavoro sul ricorso presentato da sette ex lavoratori La Sport Management deve risarcire 250mila euro per quattro anni arretrati

VASTO. Più di 250mila euro. È quanto dovrà versare, come stabilito dal tribunale di Vasto, la Sport Management, la società di Verona che gestisce la piscina comunale, ai sette ex dipendenti non riassunti. La sentenza del giudice del lavoro riguarda i quattro anni successivi alla prima annualità, sulla quale in appello è stata già inflitta la condanna a 50mila euro. Il caso riguarda sette ex componenti della cooperativa “Comete”, precedente assegnataria della gestione dell’l'impianto sportivo di via Dei Conti Ricci. Il sodalizio veronese è stato condannato al pagamento delle ultime quattro annualità del rapporto di lavoro non ricostituito. I lavoratori interessati sono sei istruttori di nuoto e un tecnico manutentore. Ad assistere il personale è l’avvocato Michele Sonnini della Cgil. «La società avrebbe dovuto garantire a tutti i lavoratori le stesse condizioni economiche e giuridiche del precedente gestore, la cooperativa Comete. Così non è stato. Ai lavoratori è stata proposta una paga inferiore. I sei istruttori e il manutentore non hanno firmato ed hanno presentato ricorso al giudice del lavoro», ricorda il legale.

La Sport Management ha rilevato la gestione dell’impianto natatorio nel 2011, risultando aggiudicataria dell’appalto quinquennale. La società era obbligata, nei confronti del Comune, a riassumere le maestranze già impiegate alle stesse condizioni economiche e normative applicate dalla precedente gestione. «Una volta conseguito l’appalto, però», spiega l’avvocato Sonnini, «ha sottoposto alla firma dei lavoratori (alcuni dei quali hanno comunque accettato per necessità, ndc) contratti di lavoro autonomo con compensi orari inferiori a quelli percepiti in precedenza e senza tutele per malattia, infortunio, maternità, ferie, e garanzia del posto di lavoro». Della questione era stato informato a suo tempo il Comune, che avrebbe avuto il diritto-dovere di chiedere e ottenere il rispetto di quelle condizioni ma l’ente, malgrado i numerosi interventi sindacali della Filcams-Cgil e delle parti politiche con interrogazioni e punti all’ordine del giorno di più consigli comunali, non è mai intervenuto. «La sentenza del giudice del lavoro», rimarca Sonnini, «riconosce il diritto dei lavoratori non riassunti ad ottenere il pagamento corrispondente agli ultimi 4 anni».

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