Pista ciclabile, esposto sulla sicurezza

22 Gennaio 2019

L’Ascom scrive a Procura e ministero: «Troppi incidenti e feriti, indagate su rispetto delle norme e sui collaudi»

LANCIANO. Finisce sul tavolo del ministero dei trasporti e della Procura di Lanciano il caso della pista ciclabile di via Del Mare. Croce per alcuni, delizia per altri e per l’amministrazione Pupillo, la via dal 2016, anno della sua realizzazione, è teatro di polemiche, petizioni (2mila le firme per non farla e per modificarla, cestinate dal Comune) oltre che di incidenti. L’Ascom (Associazione commercio turismo e servizi), tramite il legale Quirino Ciccocioppo, ha così chiesto al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, alla prefettura di Chieti, alle forze dell’ordine e alla Procura di Lanciano, controlli «sulla regolarità della pista ciclabile, sulla sua sicurezza, sul rispetto delle normative e sulle relative autorizzazioni e collaudi». E «poi, se la pista non dovesse avere i requisiti», precisa Ciccocioppo, «le autorizzazioni e le caratteristiche che garantiscono la sicurezza dei cittadini, prima che verifichino incidenti mortali, si chiede l’immediata chiusura della stessa e il ripristino dello stato originario dei luoghi». Che equivale a smontare tutto.
A spingere l’associazione all’esposto, i tanti ciclisti investiti sulla ciclabile, le auto salite sui cordoli, le criticità della via. «Ci siamo rivolti al ministero», spiega l’avvocato, «perché i Comuni devono ottenere le autorizzazioni da questo ente, con prescrizioni e raccomandazioni, per poter realizzare le ciclabili. Inoltre c’è una lettera del comandante della polizia municipale di Lanciano, Guglielmo Levante, del 2017, che elenca le criticità della via e della pista che ci hanno spinto a chiedere controlli su regolarità, la sicurezza, i collaudi».
La ciclabile ha un collaudo parziale, un certificato di regolare esecuzione, sul tratto completato a settembre 2017. È quindi ancora un cantiere, pur non avendo la segnaletica adeguata. Ma il problema maggiore sollevato da Levante è che non c’è un’ordinanza che la disciplina, e senza anche la segnaletica conseguente è illegittima. Segnali incompleti. Anche i parcheggi non sono segnalati né a norma in particolare quelli per i disabili posti sugli incroci e accanto i muri. Poi, decreto ministeriale 557 del 1999 alla mano, la pista dovrebbe essere «in sede propria a doppio senso di marcia e fisicamente separata da quella relativa ai veicoli a motore e ai pedoni». Di fatto non lo è: ci sono 11 intersezioni stradali, 33 accessi laterali, quindi la pista non può essere a doppio senso, come è ora. Molti pericoli su una via costata 835.000 euro e che deve essere ultimata. «Se dovesse risultare che la ciclabile non è a norma e pericolosa», chiude l’avvocato Ciccocioppo, «oltre al ripristino dello stato dei luoghi, l’Ascom chiederà che vengano verificate le responsabilità dei soggetti che dovevano vigilare su di essa».
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