Policlinico Chieti, dimenticato il rischio crollo

14 Ottobre 2014

L’inchiesta della procura è in archivio ma i reparti restano al loro posto. E oggi la Regione conferma il manager Zavattaro

CHIETI. Ricordate l’ospedale a rischio crollo, l’emergenza al policlinico, i corpi E,C ed F realizzati con cemento armato “impoverito” ed i reparti da trasferire con la massima urgenza? L’inchiesta della procura è finita in archivio, ma rianimazione, sala parto, utic, oculistica, ostestricia, otorino e ortopedia sono ancora lì e oggi, la giunta regionale conferma Francesco Zavattaro alla direzione della Asl. Con 133 punti raggiunti, ben oltre lo sbarramento fissato a 120, possiamo anticipare che il manager della sanità pubblica teatina ha superato la verifica. Resterà per altri cinque anni a Chieti.

Fu proprio lui, Zavattaro, dopo il terremoto che ha devastato l’Aquila, a porsi la domanda: il policlinico di Chieti ha subìto danni dalla scossa maledetta del 6 aprile del 2009? E’ un ospedale sicuro o no? E fu sempre Zavattaro a incaricare gli esperti per eseguire una serie di carotaggi, test in quel cemento armato, che certificarono il sospetto. Era il 2012: da questo momento in poi, sempre grazie al manager che la giunta D’Alfonso sta confermando in queste ore, il caso-ospedale finisce sul tavolo del pm, Giuseppe Falasca, che apre un fascicolo contro ignoti, ipotizza il reato di pericolo di crollo e nomina un consulente, l’ingegnere pescarese Enrico De Acetis con il compito di studiare e confermare la validità dei carotaggi fatti già eseguire dal direttore generale Asl. Che non si ferma ma chiede e ottiene, dal tribunale di Chieti, un accertamento tecnico preventivo sui famigerati corpi a rischio del policlinico. accertamento affidato allo stesso esperto già nominato dalla procura. Al centro delle indagini, per farla breve, finiscono due collaudi dell’ospedale eseguiti (stranamente) a Roma ma avvenuti nel 1978 e nel 1992. Erano atti così lontani nel tempo da spingere la procura a non andare avanti perché, qualunque fosse stato l’esito delle indagini, il magistrato si sarebbe trovato di fronte a reati prescritti da anni. Inevitabile, a questo punto della storia del cemento impoverito, la richiesta d’archiviazione accolta dal giudice per le indagini preliminari.

Gli enigmi che pendono sul policlinico di Colle dell’Ara restano così irrisolti. E’ come strappare le ultime pagine di un libro giallo e restare per sempre con la curiosità di scoprire il colpevole. Ammesso e non concesso che sia ancora vivo a trent’anni di distanza dai fatti. Torniamo ad oggi. Quei reparti sono ancora lì, confermano tre primari interpellati ieri dal Centro. E le soluzioni sono due, anzi erano due perché quella che è stata ribattezzata l’operazione Maltauro sembra essere tramontata dopo che lo scandalo veneziano del Mose ha coinvolto anche il colosso dell’edilizia, la Maltauro appunto, che aveva proposto al manager Zavattaro un project financing da 200 milioni di euro per realizzare a Chieti un secondo ospedale dove trasferire quei reparti a rischio. Non rimane che una soluzione: il trasloco, di cui si parla da troppo tempo, nel palazzo che doveva accogliere il polo cardiologico costato più della Salerno-Reggio Calabria. Ma ancora deserto.