Pomponi a sorpresa suona la ritirata

E’ a un passo dal sì del Comune, ma il patron del Chieti rinuncia allo stadio e annuncia: a maggio lascio la squadra
CHIETI. Rinuncia alla gestione dello stadio Angelini e annuncia di lasciare la società alla fine del campionato: «Mi arrendo, sono stufo di lottare contro i mulini a vento. A maggio vado via». Il patron del Chieti, Giorgio Pomponi, rompe definitivamente con il Comune.
Lo fa davanti ai tifosi in una conferenza stampa infuocata, nella quale attacca il sindaco Umberto Di Primio e la sua amministrazione, il giorno dopo l'apertura delle buste per la gara d'appalto per l'affidamento in gestione dello stadio.
La Chieti calcio è stata l'unica ad aver presentato un'offerta, ma la commissione aggiudicatrice del Comune, presieduta dall'ingegnere Paolo Intorbida, ha chiesto tre chiarimenti in merito all'offerta tecnica ed economica da fornire entro dieci giorni. «Sono tutte cavolate, non darò nessun chiarimento», tuona il patron, seduto affianco al segretario Marco Santopaolo e al vice presidente Walter Costa. «I tre punti non erano nemmeno previsti nella gara d’appalto. E' una presa in giro. Qui ci è tutto negato, abbiamo avuto ostruzionismo fin dall'inizio. La verità è che il Chieti non interessa a nessuno: il sindaco non si è mai degnato di venire sugli spalti dell'Angelini». Pomponi quindi si sofferma sui chiarimenti chiesti dalla commissione. Il Comune gli chiede dove verrà realizzato l'antistadio. «Qualcuno ha paura che, con un settore giovanile di proprietà del Chieti, si tolgano iscritti alle altre scuole calcio del territorio?», si chiede l'imprenditore romano.
Gli altri punti da chiarire riguardano la previsione delle spese di gestione annuale e i ricavi derivanti dall’utilizzo dell'impianto da parte di altre società sportive. «Noi abbiamo stimato in 90mila euro i costi di gestione annui dello stadio, mentre il Comune sostiene che siano di 254mila. Chi lo dice che non possiamo spendere di meno? Se questo stadio non viene affidato neanche in presenza di un'offerta valida, il Comune dovrà spiegare ai cittadini che per i prossimi 20 anni dovranno sobbarcarsi oneri per cinque milioni di euro».
E ancora: «Come facciamo a quantificare i ricavi derivanti dall'utilizzo delle strutture da parte delle altre associazioni, se non c'è alcun regolamento che disciplina l'accesso allo stadio? E quanto versano le altre associazioni al Comune?». La rottura è totale.
«Questa storia è diventata una telenovela», conclude Pomponi. «Anche se ci assegnassero lo stadio, poi potrebbero attaccarsi a qualcos'altro. Porterò avanti la squadra fino a maggio, onorando tutti gli impegni, poi vado via. La mia decisione è irrevocabile».
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