Vasto

Ponte crollato sul Trigno, i figli di Racanati ai sindaci: «Non strumentalizzate nostro padre»

29 Giugno 2026

Parla Angelica: «La sua ricerca non può essere accostata ad altre rivendicazioni, anche legittime. Non parteciperemo a manifestazioni che non abbiano come obiettivo il ritrovamento del corpo»

VASTO. «Le battaglie si possono condividere. Il dolore no». È racchiusa in questa frase la rabbia della famiglia di Domenico Racanati, 53 anni, il marittimo di Bisceglie che il 2 aprile passava con la sua auto sul ponte Trigno al momento del crollo e di cui da quel giorno non si hanno più notizie. Nessuno per oltre due mesi ha preso in considerazione la richiesta di rimozione dei detriti per recuperare il corpo. Dal giorno del crollo è tutto fermo. Da qui la protesta dei sindaci. La famiglia Racanati però non vuole essere utilizzata dalla politica come strumento per raggiungere obiettivi ben diversi dal ritrovamento del pescatore.

È per questo che, mentre alcuni sindaci del territorio annunciano manifestazioni di protesta contro i ritardi dello Stato, Angelica Racanati, la figlia di Domenico, chiarisce: «La mia famiglia non prenderà parte a una manifestazione che non abbia come unico, esclusivo e imprescindibile obiettivo il ritrovamento di mio padre. Prendiamo atto, con profondo rammarico», prosegue la ragazza, «che quella che era stata presentata come una mobilitazione per chiedere verità e risposte su Domenico si è trasformata anche in una manifestazione per la ricostruzione del ponte. È un obiettivo importante, ma non può e non deve essere posto sullo stesso piano della ricerca di un uomo che risulta ancora disperso. La nostra priorità è una sola: riportare a casa mio padre. Per questa ragione non riteniamo di poter condividere iniziative di protesta con quei sindaci che, nelle loro recenti dichiarazioni pubbliche, hanno scelto di parlare esclusivamente della ricostruzione del ponte, senza dedicare una sola parola a Domenico Racanati e alla necessità di proseguire senza sosta le ricerche».

Nei giorni scorsi anche il sindaco di Vasto, Francesco Menna, ha scritto una lettera al ministero delle Infrastrutture e all’Anas chiedendo date e modalità della ricostruzione del ponte. Insieme al sindaco di Petacciato, Antonio Di Pardo, Menna ha lanciato una dura protesta per i ritardi nella ricostruzione del ponte, denunciando l’assenza di un cronoprogramma certo e gravi danni economici. Di Pardo sta spingendo fortemente per la realizzazione di una bretella stradale provvisoria. I sindaci, nel ricordare i disagi patiti quotidianamente dai pendolari, non nascondono preoccupazioni per una stagione turistica che rischia di essere condizionata dal disastro. La famiglia Racanati, pur ritenendo legittime le richieste dei sindaci, ricorda che oltre al danno strutturale ed economico c’è anche un altro dramma, quello di un essere umano che dal 2 aprile è intrappolato sotto le macerie e di una famiglia i cui appelli sono stati fino ad oggi inascoltati. «È un silenzio che pesa», sottolinea ancora Angelica Racanati. Un silenzio che oggi rende inevitabile una domanda: «Ma perché i sindaci parlano solo adesso?».

E ancora: «Perché il nome di Domenico diventa improvvisamente centrale, quando fino a ieri è stato completamente assente dai loro interventi pubblici? Chiunque voglia sostenere la nostra battaglia», ribadisce Angelica, «troverà sempre la nostra gratitudine. Ma la ricerca di nostro padre non può essere accostata ad altre rivendicazioni, per quanto legittime, né diventare il mezzo per rafforzare iniziative con finalità diverse. Per noi esiste una sola causa. Un solo obiettivo. Un solo nome: Domenico Racanati. E finché non sarà riportato a casa, tutto il resto viene dopo».

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