Potabilizzatore, arriva l’ok

Vertice in Regione per attivare l’impianto costato 25 milioni e mai utilizzato
CHIETI. Era stato il Centro ad accendere i riflettori sul potabilizzatore di San Martino, costruito 15 anni fa, costato 25 milioni di euro e mai messo in funzione. Ieri, durante una riunione di lavoro che si è svolta nella sede della Regione in viale Bovio a Pescara il presidente Luciano D’Alfonso ha dato l’ok al’attivazione dell’impianto. Ma la strada da percorrere si preannuncia lunga. Prima della messa in funzione i tecnici dovranno lavorare per individuare soluzioni idonee ad un problema fondamentale, la bonifica delle acque del fiume Pescara da una miriade di sostanze velenose che attualmente il potabilizzatore non è in grado di neutralizzare.
«Il primo passo da compiere dopo il disco verde della Regione» spiega Giampiero Leombroni, commissario dell’Arap (Associazione regionale attività produttive), «è la riattivazione dell’impianto per usi diversi dalla potabilizzazione. L’acqua verrà utilizzata per irrigare i campi o ad uso industriale . E questa prima fase potrebbe scattare anche nell’arco di poche settimane. Il secondo step, quello più importante, riguarda il monitoraggio delle acque del fiume Pescara ai fini di una eventuale potabilità e se i riscontri saranno positivi» prosegue Leombroni «l’attuale impianto verrà integrato da altri macchinari per procedere alla potabilizzazione dell’acqua». Ma prima di avviare i motori il monitoraggio dell’acqua dovrà durare almeno un anno. Per il sindaco Umberto Di Primio l’impianto «deve essere utilizzato come potabilizzatore e non per altri scopi «perché solo in questo modo» sostiene «non si vanifica la spesa di denaro pubblico impiegata per la costruzione dell’impianto. Ma soprattutto per dare finalmente l’avvio al disinquinamento del fiume Pescara le cui acque sono in grave sofferenza».Compito non semplice anche se Leombroni mostra cauto ottimismo sul recupero delle acque avvelenate mediante «la bonifica, già in agenda, dei siti inquinati di Bussi». Ma anche per il completamento di questa procedura bisognerà attendere non meno di un anno e mezzo. Per Di Primio sarebbe opportuno riattivare anche la piccola centrale elettrica a corredo del potabilizzatore considerate le numerose aziende in zona».
Alla riunione di ieri hanno preso parte D’Alfonso, rappresentanti dell'Aca, dell'Arta, Leombroni, Di Primio e i rappresentanti dei Comuni di Pescara, Spoltore, San Giovanni Teatino col vice sindaco, Giorgio Di Clemente, il dirigente regionale del Genio civile di Pescara Vittorio Di Biase e il dirigente regionale del Servizio gestione e qualità delle acque, Giancarlo Misantoni.
Il potabilizzatore venne realizzato a partire dalla fine degli anni Novanta con un finanziamento di 44 miliardi di lire, allo scopo di rendere potabile l'acqua del fiume Pescara per usi non alimentari. I lavori terminarono circa 15 anni fa ma l'impianto, pur essendo collaudabile non entrò mai in funzione perché si scoprì che l'inquinamento derivante dal sito di Bussi aveva compromesso l'acqua del fiume a tal punto che l'utilizzo era diventato impossibile.

