Pozzi inquinati, Sagifur a giudizio

9 Ottobre 2014

Rapino, imputati di reati contro l’ambiente il legale rappresentante e il liquidatore della conceria

RAPINO. La Sagifur sale sul banco degli imputati per le vicende di presunto inquinamento e disastro ambientale dal 2005 al 2011, quando la conceria di Coste Micucci era in liquidazione. Il Gip di Chieti Antonella Redaelli ha rinviato a giudizio su richiesta del pm Giuseppe Falasca il rappresentante legale della srl, Giammario Salvatore, e il liquidatore Antenore Gambacorta per una sfilza di reati in concorso che vanno dall'immissione ripetuta di solventi organici cancerogeni nella fogna e nella falda che alimenta i pozzi, alla mancata bonifica delle acque e dei terreni contaminati. Secondo l'accusa, i due sarebbero responsabili anche dello sversamento, attraverso i pozzetti interni allo stabilimento, di dicloroetilene finito nella rete fognaria, azione svolta dopo la chiusura e cessazione di ogni attività alla Sagifur, che dall'aprile 2013 è sotto sequestro giudiziario. I due imputati sono difesi dall'avvocato Giuliano Milia del Foro di Pescara. Aperto dopo anni di indagini con prelievi di campioni, analisi e una lunga serie di interrogatori, il processo avrà anche una parte civile dopo la costituzione in giudizio del Comune, assistito dall'avvocato Marcello Russo su mandato del sindaco Rocco Micucci.

Quella della conceria è una vicenda che non ha precedenti nella storia del comprensorio pedemontano, almeno sotto il profilo giudiziario. E che coinvolge per intero la comunità rapinese, visto che è tuttora vigente il divieto di fare uso delle acque dei pozzi, anche per l'impiego in agricoltura, risalente al giugno 2011 e da allora prorogata ogni semestre. Nella primavera del 2011 l'Arta (Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente) aveva rilevato in quattro diversi campioni provenienti da pozzi nelle vicinanze della conceria la presenza di sostanze cancerogene in concentrazione fino a 2800 volte il limite fissato dalla legge. Ma non venne allora stabilito un collegamento certo con le attività della Sagifur. La Sasi, il gestore del ciclo delle acque per il Chietino, registrò l'intercettazione, nel depuratore al servizio del paese, di sostanze inquinanti i cui residui finivano nel torrente Arsella, un affluente del Foro. La Sagifur si difese contro le misure del Comune che vietavano gli sversamenti con un ricorso al Tar che eccepiva la provenienza dalla conceria di quei liquidi contaminati. E i residenti lamentarono a più riprese malesseri e vere e proprie patologie provocate, si disse, dall'aria irrespirabile nelle vicinanze dello stabilimento e dalla contaminazione di frutta e verdura provenienti dagli orti irrigati con le acque della falda che poi si scoprì altamente inquinata.

Sulla vicenda Sagifur si è innestata anche la lotta politica, con ripetuti scambi di accuse tra l'amministrazione di Rocco Cocciaglia, in carica dal 2009 allo scorso maggio, e quella di Micucci che si era estesa per due mandati a partire dal 1999.

Francesco Blasi

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