Pratiche auto facili, 12 indagati: tangenti, favori agli amici e regali

6 Luglio 2022

Nei guai il funzionario Domenico Di Primio, teatino di 68 anni, nel frattempo andato in pensione Tra i «corruttori» anche la donna con la quale aveva una relazione: «Pagava per essere agevolata»

CHIETI. Riceveva soldi, taniche di olio d’oliva e favori, anche per parenti e amici, in cambio di pratiche agevolate. Domenico Di Primio, teatino di 68 anni, funzionario della Motorizzazione civile di Chieti, nel frattempo andato in pensione, è indagato con le accuse di «corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio» e di «falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici». L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, giunta ora al capolinea, svela un sistema di tangenti andato avanti fino al febbraio del 2021. In totale, gli indagati sono 12.
TUTTI I NOMI
I «corruttori», sempre in base alle accuse, sono Rosita Chiavaroli, 47 anni di Loreto Aprutino, titolare dell’omonima ditta che si occupa di disbrigo di pratiche automobilistiche, «con la quale Di Primio aveva anche stretto una relazione sentimentale»; Alessandro Zappacosta, 51 anni di Chieti, titolare di una ditta di autoricambi; Aimone Paolucci, 32 anni di Santa Maria Imbaro, amministratore di un’officina; Giovanni Anello, 61 anni, originario di Palermo e residente a Chieti; Giammarco Carlone, 26 anni di Pescara; Gianfranco De Massis, 62 anni di Elice; e Maurizio Talanca, 56 anni di Pescara. Quest’ultimo è accusato anche di ricettazione di auto insieme a Primo Di Mastrogirolamo, 64 anni di Moscufo, al senegalese Modou Fall, 59 anni, e al messinese Antonino Galletta, 64 anni, entrambi residenti a Montesilvano. Nicola Delle Donne, 56 anni di Casalbordino, gestore di un’autofficina, è invece indagato per concorso in «falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici».
LE TANGENTI
Le ragioni del cuore, in base a quanto emerge dalla ricostruzione dell’accusa, non erano superiori a quelle delle tasche. Di Primio, che aveva una storia con Chiavaroli, «si accordava» infatti con la donna «conseguendo la promessa e la successiva ricezione di una stabile retribuzione per le consulenze e per l’agevolazione delle pratiche di immatricolazione e revisione di mezzi, stabilendo un canale privilegiato quanto ai tempi della loro prenotazione ed evasione». Spuntano anche altre tangenti. Talanca e De Massis, ad esempio, avrebbero consegnato 500 euro per il disbrigo delle pratiche di immatricolazione dell’automezzo di proprietà del secondo. In un altro caso, invece, Di Primio avrebbe ricevuto 250 euro in contanti per «avere compiuto atti contrari ai propri doveri di ufficio in relazione alla nazionalizzazione di un autocarro isotermico per il trasporto e la conservazione degli alimenti».
OLIO D’OLIVA E FAVORI
In cambio di 15 lattine di olio d’oliva da cinque litri ciascuna, consegnate da Paolucci, il funzionario della Motorizzazione, durante la revisione di un mezzo commerciale, avrebbe agevolato i tempi di svolgimento della pratica attestandone l’esito positivo nonostante l’assenza di strisce bianche riflettenti e le indicazioni posteriori dei limiti di velocità a 70 e 80 chilometri orari. Per l’immatricolazione in Italia di un automezzo di una ditta «priva della documentazione estera necessaria a tal fine», Zappacosta – che aveva inoltrato la pratica – avrebbe promesso e fatto conseguire a Di Primio revisioni gratuite per i suoi mezzi e per quelli di amici e familiari.
FALSE REVISIONI
Il principale indagato è finito nei guai anche perché ha attestato, «contrariamente al vero», di avere riscontrato la regolarità della revisione di due autocarri e un furgone, svolta nell’autofficina gestita da Delle Donne, «nonostante non avesse preso parte alle prove relative al loro regolare funzionamento ed efficienza». Lo stesso trucco sarebbe stato usato per altri sette automezzi, «dietro istigazione e accordo con una persona non individuata», malgrado Di Primio non avesse assistito «alle prove relative all’emissione dei fumi di scarico e alle prove di frenata eseguite sulla “pista di controllo”».
LA DIFESA
Gli indagati – difesi dagli avvocati Carlo Di Mascio, Antonello D’Aloisio, Marcello Cordoma, Mauro Faiulli e Antonella Dragani – hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogati. Poi la procura della Repubblica di Chieti deciderà se sollecitare il processo nei loro confronti.
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