Premiata la 90enne che da mezzo secolo aiuta tutti i malati

17 Novembre 2020

LANCIANO. “Alla nostra grande Tittina, che ha fatto del volontariato, il suo stile di vita, che ha saputo essere semplice in un mondo complicato, generosa in un mondo egoista, autentica, onesta! In...

LANCIANO. “Alla nostra grande Tittina, che ha fatto del volontariato, il suo stile di vita, che ha saputo essere semplice in un mondo complicato, generosa in un mondo egoista, autentica, onesta! In un mondo con poco amore, è riuscita e ci ha insegnato ad amare”. Sono le parole che la Croce Rossa di Lanciano ha inciso su una targa donata domenica a Concetta Bomba, conosciuta come Tittina, arzilla 90enne che da 50 anni si prende cura degli altri, in particolare dei malati dell’ospedale Renzetti. Volontaria di Croce Rossa, Unitalsi, Caritas e Avo (quest’ultima dalla fondazione nel 1986), Tittina, (o per altri Tettina) ha festeggiato così un doppio traguardo: i 90 anni di età (il 10 novembre) e i 50 di volontariato.
«Non so se me lo merito questo premio», dice commossa, «sono contenta però di averlo ricevuto dai ragazzi della Cri. Ma ho tagliato pure un altro traguardo questi giorni», aggiunge scherzosa, «ho riavuto per due anni la patente, così posso muovermi senza pesare su mio figlio Giulio e mia nipote Diana». E la patente a cui tiene tanto Tittina l’ha presa anni fa proprio per andare più velocemente in ospedale e senza pesare su nessuno. «Da Lancianovecchia mi sono spostata in periferia», racconta, «e ho deciso di prendere la patente perché alle 6 non volevo svegliare nessuno per andare in ospedale». Alle 6? «Sì, anche un po’ prima», risponde quasi stupita della domanda, «devo girare tutti i reparti e chiedere alle persone di che cosa hanno bisogno. Di solito i giornali, e li andavo a comprare, ma anche bottigliette di acqua e caffè. A volte mi riportavo la biancheria da lavare di quelli che non avevano nessuno». E poi aiutava i pazienti a mangiare e a lavarsi.
Una vita dedicata al volontariato quella di Tittina. «Mi ricordo quando la Cri aveva i camici bianchi», dice, «mi piacevano tanto. Il mio me lo ero cucita da sola. Ho fatto la sarta per una vita». Dal 1986 indossa il camice azzurro dell’Avo, e gira tra i reparti del Renzetti: è l’anima dell’ospedale. «Ora però non posso andare», spiega, «è vietato per il Covid. Quanti ricordi ho lì. Alcuni li sento ancora come una signora di fuori che per un mese è rimasta accanto al figlio in rianimazione anche se poteva vederlo una volta al giorno». Nel 2013 Tittina ha avuto anche il Premio donna bontà. (cr.la.)
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