Premiato il ripese che gestisce le tasse a Bruxelles

Il sindaco Rucci: testimonial del paese e dell’Italia che vale L’ingegnere informatico ha 39 anni e si è laureato a Pisa
RIPA TEATINA. Trentanove anni anni, nato a Ripa Teatina, ora responsabile di gestione di progetti informatici che riguardano la fiscalità a Bruxelles per la Comunità europea, dove lavora per conto dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Lui è Alessandro Di Sipio e il sindaco di Ripa Ignazio Rucci lo ha voluto come “testimonial” del paese, «esempio dell’Italia che merita e per questo sa farsi valere anche in Europ».
E perciò ieri mattina, di fronte a tutto il consiglio comunale e anche ad alcune allieve della terza media di Ripa, ha voluto consegnargli una targa d’onore. C’è scritto: “Al concittadino Alessandro Di Sipio, modello di talento e abnegazione, testimone nel mondo delle migliori capacità dei nostri giovani Ripesi”. Alessandro, sposato con Agata Ventura, vive a Bruxelles nella zona delle sedi delle istituzioni europee.
Il suo appartamento è molto vicino alla fermata di Maelbeek, presa di mira dagli attentati dell’Is tre giorni fa. Il giovane ripese aveva lasciato Bruxelles solo qualche giorno prima, sabato scorso, in vista della Pasqua. «Non credevo a quello che stava accadendo», ha commentato, «sono stato preso da un senso di angoscia. Fra i feriti ci sono anche miei colleghi e gente che conosco. Per non parlare della funzionaria italiana scomparsa».
Dall’istituto industriale “di Savoia” di Chieti, alla facoltà di Ingegneria informatica alla Statale di Pisa, al lavoro per l’Agenzia delle dogane fino al distaccamento a Bruxelles, Alessandro Di Sipio ha potuto toccare con mano la differenza tra il mondo del lavoro in Italia e in Europa: «La prima cosa che ho notato», dice, «è che a Bruxelles c’è maggiore rispetto per le risorse umane, su cui si investe tanto, a partire dalla formazione. Probabilmente sarà anche per il fatto che a Bruxelles ci sono più risorse per questo settore, ma comunque ho potuto constatare che le risorse umane sono trattate davvero come risorse. Fuori Italia c’è anche molta più meritocrazia, anche nel modo in cui vengono gestiti i concorsi pubblici per lavorare con la Commissione europea. In generale, infine, posso dire che gli italiani vengono molto apprezzati all’estero per le loro capacità di lavoro». (a.i.)
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