Prendono il reddito di cittadinanza ma hanno 5 case, 11 terreni e 8 auto

17 Marzo 2022

Nei guai padre e figlio: nei documenti presentati per avere il beneficio nascondono il vero patrimonio Incastrati dai controlli dei carabinieri. Ora rischiano una condanna da due a sei anni di reclusione

CHIETI. Prende il reddito di cittadinanza, ovvero il beneficio statale per le famiglie povere, ma i genitori con cui vive sono proprietari di undici terreni, otto auto e cinque fabbricati tra case, autorimesse e magazzini. L’ultimo furbetto del sussidio è un 26enne; nei guai è finito anche il padre di 53 anni perché ha omesso di indicare il patrimonio immobiliare e il possesso di veicoli nei documenti firmati per accompagnare la domanda del giovane finalizzata a ottenere l’aiuto economico. Nei loro confronti il procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Anna Campo ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Entrambi sono accusati di aver violato il decreto legge numero 4 del 2019: ora rischiano una condanna da due a sei anni di reclusione, oltre a dover restituire 7.242,05 euro indebitamente percepiti.
A scoprire l’imbroglio sono stati i carabinieri. La verifica è scattata nell’ambito dei controlli a tappeto che, tanto per rendere l’idea, solo tra maggio e ottobre del 2021 hanno consentito ai militari dell’Arma di scoprire e denunciare in Abruzzo 191 persone che usufruivano degli aiuti dello Stato senza averne i requisiti, per un totale di oltre un milione e 73mila euro arrivati nelle tasche di chi non aveva alcun diritto.
Nel caso del 26enne, tutto è venuto a galla quando i carabinieri hanno iniziato ad analizzare la richiesta presentata dall’indagato in un patronato. In particolare, nella Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), ovvero il documento che riporta tutte le informazioni di tipo anagrafico, reddituale e patrimoniale indispensabili per poter rappresentare con precisione qual è la situazione economica del nucleo familiare, il padre non aveva indicato di essere titolare per 500/1000 di undici terreni, oltre che di otto autoveicoli, ovvero un’Honda Civic, una Range Rover, una Fiat Marea, una Ford Focus, una Volkswagen Golf, una Fiat Uno, un furgone Ford Transit e una Fiat Tipo. Non è finita qui, perché nei documenti il 56enne non indica neppure i fabbricati che possiede la moglie, nello specifico due abitazioni, due magazzini e un’autorimessa. La scoperta del patrimonio immobiliare e delle auto è stata fatta attraverso le visure catastali e la consultazione del pubblico registro automobilistico. La donna non è stata indagata perché non ha firmato documenti.
Adesso gli indagati, assistiti dall’avvocato Stefano Azzariti, hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare il processo nei loro confronti.
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