«Prese la polio dal vaccino: sì ai danni»

La Corte d’appello dell’Aquila dà ragione a un 58enne che contrasse la malattia nel 1961: «La richiesta non è tardiva»
LANCIANO. «C’è nesso causale tra la vaccinazione e l’insorgenza della poliomielite. Benché vaccinato nel 1961 la richiesta di indennizzo non è tardiva: il paziente ha scoperto di aver contratto la malattia a causa del vaccino solo nel 2014 e ha presentato subito richiesta di risarcimento». È la sentenza, storica, emessa dalla Corte d’appello dell’Aquila che ha respinto il ricorso del ministero della Salute contro D.C., lancianese di 58 anni che ha contratto la poliomielite 56 anni fa, in seguito a vaccinazione, e oggi chiede il risarcimento dei danni. L’uomo riportò un’invalidità alla spalla destra e alla gamba sinistra. Ma, dopo vari consulti, solo nel 2014 ha saputo che c’era un nesso tra vaccino e patologia e ha iniziato la battaglia giudiziaria per ottenere l’indennizzo previsto dalla legge 210/1992 per i danni da trasfusione che si applica anche ai casi provati di danni da vaccino. «In primo grado a Lanciano il giudice Cristina Di Stefano ha accolto il ricorso di D.C.», spiegano i legali Angelo Manzi e Alderico Di Giovanni, «per ottenere l’indennizzo perché affetto da infermità post-vaccinale. Ma il Ministero ha impugnato la sentenza in appello per incompleta valutazione delle prove e perché riteneva non tempestiva la domanda. Ma la Corte ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile e infondato». Nella sentenza i giudici aquilani, infatti, ritengono tempestiva la domanda. «Come riporta la sentenza», dicono i legali, «la legge 210/92 stabilisce che i termini per la richiesta risarcitoria decorrono dal momento in cui, sulla base della documentazione medica, l’avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno, del nesso causale tra vaccino e patologia. E questo è avvenuto per D.C. solo nell’agosto 2014». L’uomo è stato sottoposto a vaccinazione nell’ottobre e novembre 1961. A gennaio 1962 sono comparsi i sintomi della polio ed è stato ricoverato all’ospedale Salesi di Ancona fino all’aprile 1962. Passano gli anni con i problemi nella deambulazione. Nell’agosto 2014 un medico teramano attesta che l’uomo è «affetto da esiti di poliomielite post vaccinale e non selvaggia come a tutt’oggi ritenuto». Così a settembre 2014 D.C. presenta la richiesta di indennizzo. A dicembre Roma la respinge perché fuori tempo: sono passati troppi anni. «Nei due gradi di giudizio», riprendono Manzi e Di Giovanni, «è emerso, anche dalla consulenza tecnica del dottor Raffaele De Laurentiis, che l’uomo ha scoperto il nesso tra vaccino e malattia solo 4 anni fa e ha presentato subito richiesta. La Corte aquilana ha stabilito due principi: il riconoscimento del danno post vaccinale e che i termini per la richiesta di indennizzo scattano solo dal momento in cui il paziente viene a conoscenza delle cause effettive della patologia, e non dall’insorgenza della malattia». La battaglia di D.C., comunque, non è ancora finita: nonostante due sentenze a favore, il Ministero può ricorrere in Cassazione.
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