Presi i rapinatori del capo della Mobile

9 Luglio 2016

Una fotografia su Facebook e il cellulare perso tradiscono il bandito albanese e il complice arrestato a Francavilla

CHIETI. Il delitto perfetto non esiste soprattutto se il rapinatore perde il cellulare nella fuga e poi commette un altro errore fatale: posta su Facebook una fotografia su cui una ragazza francavillese scrive “mi piace”. Sembra incredibile ma il bandito che l’11 marzo scorso ha rapinato il capo della Mobile di Chieti, Francesco Costantini, è finito in trappola così. E con lui, è caduto nella rete anche il complice che aveva il compito di fare il “palo”.

Il primo, un albanese di 30 anni, per ora è stato solo identificato perché ha fatto in tempo a fuggire nel suo paese d’origine. Mentre il secondo è caduto ieri mattina nella rete.

La sezione di Pg della procura di Chieti, con la collaborazione della questura di Teramo, ha eseguito a Francavilla l’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Antonella Redaelli e chiesta dal pm Giuseppe Falasca. Ma su G.M.C., 27enne calabrese, si può scrivere poco perché questo giovane, accusato di “concorso anomalo” nella rapina aggravata al vice questore Costantini, è il figlio turbolento di un collaboratore di giustizia. Uno dei rari pentiti della ’Ndrangheta in regime di protezione in Abruzzo. Pubblicare il suo nome è vietato. Sta di fatto che il giovane calabrese, residente a Pineto, è stato arrestato nella città dove, alle 19,15 dell’11 marzo, si è consumata la rapina. Era lui, figlio di pentito, a guidare attraverso il cellulare l’albanese mentre questi entrava nella casa di Costantini forzando una finestra con un cacciavite. «Vai, hai campo libero», gli scrive nel primo sms. E l’altro entra per rubare tre orologi, del valore di 1.500 euro e gioielli per 6.500 euro. Ma il complice gli invia il secondo sms : «Attenzione, sta rientrando. Abbandona il campo». E il rapinatore lo fa, saltando come una scimmia dalla finestra. Ma si ritrova davanti il poliziotto che tenta di placcarlo ma l’altro è armato di cacciavite ed è solo un caso che non sferri un fendente alla vittima. Meglio così. La lotta prosegue finché il bandito non si divincola ma nel fuggire commette l’errore per lui fatale. Perde quel cellulare con cui la polizia, attraverso i tabulati telefonici, risale a una serie di nomi di uomini e donne di Montesilvano e Francavilla. L’indagine quindi si sposta sui social dove spunta la chiave che incastra rapinatore e complice. La chiave è una donna, amica di entrambi, che in una foto abbraccia il calabrese e piazza un “mi piace” sotto un’altra foto che ritrae l’albanese. Ultimo indizio: 11 giorni dopo la rapina i due vengono denunciati perché bloccati in auto con gioielli e arnesi da scasso di un altro colpo. Era una coppia affiatata, pericolosa e distratta.