Preso il truffatore dei Rolex su internet
Vende un orologio a 1.390 euro, ma non lo consegna e fa perdere le tracce: 40enne di Bucchianico finisce a processo
CHIETI. Compra un Rolex su internet al prezzo di 1.390 euro, ma è tutto un imbroglio. L’autore del raggiro è M.D., 40 anni, nativo di Guardiagrele e residente a Bucchianico: a smascherarlo sono stati i carabinieri. Ora l’uomo si ritrova sotto processo davanti al giudice monocratico del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino: l’accusa è truffa aggravata.
La vittima, R.G., 42 anni, di Fara Vicentino, si costituirà parte civile e chiederà i danni: pensava di aver fatto un affare, e invece non ha mai ricevuto il costoso orologio. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani. L’imputato, si legge sul capo d’imputazione, ha messo in vendita il Rolex sul sito internet Subito.it ingannando R.G. «circa la bontà dell’operazione tanto da indurlo a effettuare un bonifico sul suo conto, facendo poi perdere le tracce». È scattata anche l’aggravante perché il fatto, sempre secondo l’accusa, è stato commesso «abusando dello stato di inferiorità della persona offesa derivato dalla contrattazione sul web». Quando ha avuto i primi sospetti di essere caduta in un tranello, la vittima ha provato in tutti i modi a contattare il venditore. Ma non c’è stato niente da fare: era come scomparso nel nulla. Così il 42enne ha presentato una denuncia alla caserma dei carabinieri di Breganze, in provincia di Vicenza. La prima udienza è in programma il prossimo primo luglio. L’imputato è difeso dall’avvocato Stefano Azzariti.
Nonostante le denunce per i casi di truffa su internet siano sempre più numerose – vista la crescita del commercio elettronico – le vittime devono fare i conti con una dura realtà: recuperare la cifra perduta è spesso difficile, se non impossibile. «Nei casi più semplici il venditore ha messo in vendita lo stesso oggetto su più siti, e lo ha venduto a diversi acquirenti intascando la cifra più volte», hanno spiegato i carabinieri, «ma in molti altri casi l’identità del soggetto da cui si acquista la merce è falsa». Il metodo con cui le truffe sono escogitate è infatti rodato. Il malintenzionato si procura dei documenti rubati o un database di fotocopie di documenti: per esempio, sottraendoli – fisicamente o digitalmente – a un’attività che li tratta per lavoro, come un concessionario di auto o un hotel. «Vengono quindi creati dei documenti contraffatti, a volte anche ottime fotocopie, con le quali si possono ottenere delle carte prepagate», è l’allarme lanciato dagli investigatori. «Carte che poi intestano a un’altra persona, ignara di tutto. A quel punto i truffatori aprono sui siti di compravendita un account con un nome fasullo e iniziano a ingannare gli altri utenti».

