Prestito con tassi dell’80% e la casa come garanzia

11 Novembre 2015

Due lancianesi condannati dal Gup col rito abbreviato a due anni di reclusione Vittima una coppia: aveva firmato il preliminare di compravendita dell’abitazione

LANCIANO. Avrebbero chiesto 25mila euro e per garanzia un’intera casa come saldo di un debito di 15mila euro. Un prestito a strozzo verso due coniugi in difficoltà che ha portato dinanzi al giudice per le udienze preliminari, Marina Valente, con l’accusa di usura aggravata in concorso Achille Di Rocco, 72 anni, e Gino Di Rocco, 34 anni, di Lanciano. I due sono stati condannati con rito abbreviato a due anni di reclusione.

Una storia complessa, che ha anche strascichi a livello di cause civili quella che ha come vittime una coppia di coniugi in difficoltà che si è rivolta, magari dopo che ha trovato chiuse le porte delle banche, ai due imputati per avere 15mila euro. I due Di Rocco, secondo l’accusa sostenuta in aula dal sostituto procuratore Anna Benigni, avrebbero prestato i soldi applicando tassi di interesse di più dell’80% e addirittura una casa. Per fortuna degli usurati, l’atto di compravendita era un preliminare, altrimenti avrebbero avuto una casa del valore ben maggiore di 15mila o addirittura dei 25mila euro vantati come saldo del prestito. Per l’accusa i Di Rocco, in concorso, “si facevano dare e promettere da A.M. e A.D.A., coniugi che si trovavano in un periodo di grave difficoltà economica, come corrispettivo del prestito di 15mila euro a titolo di soli interessi la somma di 25mila euro, applicando un tasso di interesse dell’83% annuo. Chiedendo e ottenendo altresì in garanzia del prestito l’immobile di proprietà dei genitori della donna, mediante la stipula di un preliminare di compravendita dell’abitazione. Con le aggravanti di aver richiesto in garanzia una proprietà immobiliare e di aver agito contro persone in stato di bisogno”. I fatti, come spiegato dall’avvocato Mario Di Iullo, legale dei coniugi che non si sono costituiti parte civile, sono andati avanti dal gennaio 2009. Sempre secondo l’accusa i due imputati dopo il preliminare di vendita avrebbero cercato di intestarsi la casa, ma i coniugi si sarebbero rifiutati di andare dal notaio. Sarebbe così scattato il decreto ingiuntivo in base al quale dalla vendita della casa, i Di rocco avrebbero potuto recuperare i soldi prestati. Ma la casa ha un valore ben maggiore. I coniugi così, col decreto ingiuntivo sulla casa, i soldi da ridare, l’acqua alla gola, si sono rivolti alla giustizia. (t.d.r.)

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