«Prigioniero con la famiglia nel Pomilio»

5 Marzo 2016

D’Emilio, gestore del rifugio, denuncia un’incredibile situazione: la strada è bloccata, vive isolato con la famiglia

RAPINO. Bloccati nel rifugio dalla neve, tra l'indifferenza di quegli enti che dovrebbero garantire un servizio di assistenza. Uno snervante susseguirsi di difficoltà che ha portato i gestori del Rifugio Pomilio, sulla Majella, a scrivere una lettera aperta che pubblichiamo.

Solo in casi estremi ti rendi conto di essere solo e di non avere l'appoggio delle istituzioni, che invece dovrebbero essere al servizio di qualunque cittadino. Questa è la situazione assurda che sto vivendo io con la mia famiglia. Sono Roberto D’Emilio e, con mio figlio Francesco, abbiamo creato una soc., la F&R snc, nata per la gestione di un rifugio montano, precisamente il Rifugio Pomilio, datoci in gestione dal Cai sezione Majella di Chieti.

Non siamo novelli per gestire una struttura del genere, e da quando abbiamo aperto il rifugio in molti ci hanno ringraziato per esserci riusciti. Essendo nel Comune di Rapino, anche e soprattutto il sindaco Rocco Micucci ci ha incoraggiato e supportato affinché la struttura tornasse operativa. Alle prime nevicate di novembre, felici per l’abbondante coltre bianca, siamo rimasti isolati e, vedendo i mezzi della provincia che si fermavano sotto Mammarosa, abbiamo cominciato a chiedere alle istituzioni perché non sgomberassero la neve da lì al Pomilio (si tratta di 2.700 metri di strada).

Abbiamo iniziato a telefonare alla Prefettura, ma ci veniva risposto che non era di loro competenza e ci invitavano a chiedere alla Provincia. Sempre telefonicamente ci siamo messi in contatto con vari funzionari della stessa, facendo presente delle difficoltà che stavamo vivendo. Ma in malo modo ci è stato risposto che non spettava a loro, era il Parco che doveva occuparsene e non dovevamo dare fastidio. Anche il presidente del Parco, però, ci ha detto che non era di sua competenza e che avrebbe dovuto essere la provincia di Chieti ad occuparsene. Tutto questo accadeva i primi di dicembre. Il sindaco Micucci si è messo subito a disposizione affinchè venisse sgomberata la strada dalla neve e rimossi i pericolosi massi che la delimitavano. Abbiamo ricontattato la prefettura evidenziando come fossimo quattro persone abbandonate nel rifugio sulla cima della Majella, con mia moglie cardiopatica. Ci è stato risposto: “Possiamo mandare un elicottero per l'evacuazione". Ma quanto costa un elicottero?

Stanchi e desolati ci stavamo preparando ad affrontare una nuova serata quando è squillato il cellulare di mio figlio Francesco. Dall'altro capo si presentava il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, che ha chiesto "cosa vi stanno combinando?" Mio figlio ha risposto che eravamo bloccati al rifugio da cinque giorni, con le macchine operatrici della provincia a tre chilometri da noi. Gli ha chiesto come mai i mezzi non venissero sopra a sgomberare la neve e ci ha assicurati che si sarebbe attivato immediatamente.

In mattinata abbiamo provato a ricontattare il presidente del Parco, stranamente collaborativo, che ci ha invitati a cercare un mezzo per lo sgombero del manto nevoso, sostenendo che avrebbe provveduto il parco stesso a pagarlo. Fortunatamente, avendo l'accesso ad internet, siamo riusciti a trovare diverse aziende e le abbiamo sottoposte all'attenzione del presidente. E siamo così riusciti a trovare un operatore che da Roccaraso ha portato una turbina per sgomberare la strada. Questa, dopo tre giorni è stata di nuovo ricoperta dalla coltre bianca. Abbiamo ricontattato il presidente del Parco che ci ha detto di non avere soldi per pulire la strada. Nel frattempo gli avventori ci chiedevano di poter salire al rifugio e, vista la disponibilità della macchina operatrice rimasta sul posto, abbiamo fatto richiesta di pulire a nostre spese. Così è stato fatto.

Nelle ultime settimane, dato che la neve è presente solo qui, gli albergatori del comprensorio, avendo prenotazioni, si sono attivati con un servizio navetta fino al Pomilio, garantendo ai clienti la possibilità di poter sciare. L'ultima novità, in questa scellerata gestione del bacino turistico, è la presenza di un cartello di divieto di accesso, apparso improvvisamente, voluto non si sa da chi, all’altezza dove precedentemente c’erano i massi.

Contattati gli "eventuali" responsabili, siamo riusciti ad ottenere informazioni a riguardo. La risposta è stata che, rifacendosi ad una vecchia ordinanza, il divieto si riferisce solo ed esclusivamente a condizioni di meteo avverse. Siamo stati rassicurati che vi verrà applicata un'appendice con riferimento diretto a tale ordinanza. La soc F&R snc per poter attivare il Rifugio Pomilio ha chiesto ed ottenuto dei finanziamenti regionali, ha ottenuto una regolare licenza di esercizio, ha degli obblighi verso Inps, Inail, Enel - Gas, e vuole tranquillamente svolgere il proprio esercizio. Il Rifugio è sempre aperto e presidiato per coloro che amano la nostra montagna. Attualmente le condizioni meteo sono di vento molto forte da nord-ovest, nessuna precipitazione in atto ed una temperatura esterna di -7.1° C. E, purtroppo, la nostra situazione non è cambiata.

Sequestrati non dalla neve ma dalla burocrazia e dall'indifferenza di chi ci dovrebbe tutelare.

Roberto D’Emilio