Prima denuncia per gli incendi: imprenditore agricolo confessa

Il 64enne di Ortona stava bruciando i residui di potatura: non è più riuscito a controllare il fuoco Ora rischia la condanna da uno a cinque anni. Si continua a indagare sugli altri roghi di domenica
ORTONA. Lunedì pomeriggio, il giorno dopo l’incendio che ha terrorizzato Ortona partendo da Torre Pizzis e arrivando alla Costa dei Trabocchi, si è presentato in caserma e ha confessato tutto. «Stavo bruciando i residui della potatura del mio oliveto», ha raccontato ai carabinieri, «quando non sono più riuscito a controllare le fiamme». L’uomo, un imprenditore agricolo del posto, 64 anni, è stato denunciato alla procura di Chieti per il reato di incendio boschivo colposo: rischia una condanna da uno a cinque anni di reclusione. I militari della compagnia di Ortona, guidati dal capitano Luigi Grella, erano nel frattempo già arrivati alla sua identificazione grazie al racconto di almeno cinque testimoni.
LA CONFESSIONE Davanti a quelle «dichiarazioni autoindizianti», gli investigatori hanno interrotto il verbale e invitato l’indagato a nominare un legale. Poco dopo, alla presenza dell’avvocato Vincenzo Gatta, il 64enne ha confermato la stessa versione dei fatti. Con una precisione, rimarcata anche dal difensore: «Quando ho capito che la situazione era diventata pericolosa, ho chiamato a casa e ho detto di telefonare immediatamente ai vigili del fuoco».
LE INDAGINI La svolta nelle indagini, dunque, è arrivata a distanza di qualche ora dai gravissimi incendi che hanno devastato il caratteristico patrimonio boschivo e danneggiato case, coltivazioni e attività produttive nelle località di Ortona interessate da ben tre fronti del fuoco. In base alla ricostruzione dei militari, le fiamme appiccate dall’agricoltore, alimentate dalle forti folate di scirocco e dalle elevate temperature, si sono propagate con violenza all’attigua contrada Santa Lucia e, in rapida sequenza, ai Saraceni, per aggredire poi l’intera riserva dell’Acquabella e i suoi ripetitori Rai e di telefonia mobile, fino a spingersi a San Donato, dove poi il fuoco è stato contenuto a tarda sera grazie allo sforzo dei soccorritori.
I TESTIMONI Vista la gravità dei fatti, gli investigatori hanno avviato immediatamente gli accertamenti finalizzati a verificare l’origine e la causa dei violenti roghi. Più nel dettaglio: grazie alla preziosa collaborazione dei residenti, i militari hanno acquisito tutti gli elementi per affermare «in maniera inconfutabile» come l’origine del fronte del fuoco partito da Torre Pizzis fosse da imputare «alla violazione delle normative sia nazionali e degli enti locali che, in estate, vietano la bruciatura di sfalci, stoppie e residui di potature in genere».
LA RICOSTRUZIONE È emerso chiaramente, sempre in base alla ricostruzione dei carabinieri, che l’agricoltore stava bruciando i residui della potatura del suo oliveto e, benché si fosse attrezzato con una piccola botte di acqua per tenere a bada il fuoco, non è riuscito a gestirlo, scatenando così uno spaventoso incendio che si è propagato rapidamente nella vallata. I lapilli sono stati trasportati dal vento sempre più lontano, innescando roghi ad «effetto domino» per alcuni chilometri.
I NUMERI Il bilancio è di circa trenta ettari percorsi dalle fiamme. La situazione più grave si è registrata ai Saraceni e nella riserva dell’Acquabella, dove i sentieri e la sottostante spiaggia non sono più accessibili per il pericolo di crolli di alberi e rami. Adesso le indagini proseguono per accertare le cause degli altri due roghi di Ortona, che hanno interessato le località Peticcio e Villa Grande, e dei cinque incendi divampati a Fossacesia, Rocca San Giovanni, Mozzagrogna e Casalbordino.
I SOCCORRITORI Spiegano i militari dell’Arma: «Lo sforzo notevole compiuto in quelle ore drammatiche da parte dei carabinieri della compagnia di Ortona, con la collaborazione delle otto stazioni dipendenti e del nucleo operativo e radiomobile, è stato fondamentale sia nel supportare le squadre dei vigili del fuoco, sia come aiuto fisico e morale ai cittadini colpite dalla calamità. Un impegno gravoso, in quanto i fronti degli incendi sono stati ben otto, tutti di notevoli dimensioni, tanto da interessare oltre 100 ettari di vegetazione boschiva, macchia mediterranea e coltivazioni ad alto fusto. Grazie ai numerosi servizi preventivi già in corso lungo la costa, considerando l’elevato numero di bagnanti che raggiunge le spiagge e le attigue aree verdi, è stato possibile intervenire su tutti i fronti e contribuire a scongiurare pericoli per le persone ed evacuare i residenti nelle zone più a rischio».
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