«Prima la qualità dell’aria, poi le aziende»

Atessa. Il sindaco Borrelli e i nuovi impianti di rifiuti in Val di Sangro: subito l’indagine sull’inquinamento
ATESSA. L’anno appena iniziato deve essere l’anno dell’impegno da parte degli amministratori comunali, associazioni, cittadini, in difesa dell’ambiente in Val di Sangro, uno dei centri industriali più grandi del Centro-sud d’Italia. Se è vero che la prima difesa è la conoscenza, il 2020 deve essere l’anno durante il quale in modo serio ed esaustivo la ricerca sulla “salute” dell’aria, suolo e sottosuolo della Val di Sangro sia affrontata senza più tergiversare. Senza questo tipo di approfondimento nessuna ulteriore possibilità di nuovi insediamenti sarà possibile considerare.
A luglio 2018 i primi cittadini del Sangro-Aventino-Frentano avevano chiesto alla Regione uno stop a qualsiasi richiesta di nuovi insediamenti se prima non ci fosse stato un monitoraggio completo della qualità dell’ambiente ed è partendo da questa richiesta che i sindaci hanno l’obbligo di far sentire la propria voce con decisione e convinzione.
Le norme chiedono di prendere in considerazione tutti i principali inquinanti dell’aria per valutare sia le eventuali forme di inquinamento urbane sia quelle dovute alle attività produttive. Ecco, questo semplice principio è disatteso per la Val di Sangro. La centralina di rilevamento dell’Arta non rileva biossido di azoto, ozono e biossido di zolfo, tutti elementi pericolosi per la salute dell’ambente e dell’uomo, che hanno una qualche correlazione con i vari processi industriali. Oltre a quelli appena accennati, si dovrebbero rilevare anche gli idrocarburi, tra i quali quelli prodotti dai solventi, e i metalli presenti nel particolato aerodispersi originati prevalentemente da impianti industriali la cui tossicità è ben nota.
«Ogni tanto l’Arta ci segnala che il PM10 (il particolato atmosferico, cioè le polveri sottili dovute al traffico veicolare) è stato superato», dice il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli, che aggiunge: «Chi ci abita denuncia spesso di avvertire cattivi odori nell’aria. Siamo ai livelli di guardia. Prima di un’indagine rigorosa e approfondita, finanziata dalla Regione, non possono e non devono essere neppure prese in considerazione richieste di attivazione, come quello della Di Nizio, o di riattivazione, come per la ex Ciaf, di impianti di rifiuti pericolosi in Val di Sangro perché ci sarebbe un ulteriore appesantimento del traffico veicolare e delle emissioni industriali in un territorio che già sopporta un carico notevole. Si affosserebbe anche la Zes perché obiettivo delle Zone economiche speciali, fissato dall’Europa, è la riduzione del CO2 nell’atmosfera».
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