Primi profughi ucraini a Ortona: mamma e figli accolti in città

1 Marzo 2022

Una badante in Italia da molti anni riabbraccia i familiari fuggiti dal conflitto scatenato dalla Russia Il racconto: «Mio nipote di 8 anni terrorizzato dalle esplosioni». Ora chiedono lo stato di rifugiati

ORTONA . Ortona accoglie i primi profughi in fuga dalla guerra. Una donna ucraina che da diversi anni vive in città, dove lavora come badante, ha riabbracciato la figlia ed i due nipoti. Erano a Ivano-Frankivs’k, città non lontana da Leopoli, quando hanno sentito tre improvvise esplosioni: era l’inizio della guerra. Terrorizzati da quel che stava accadendo, la famiglia si è messa subito in viaggio verso l’Italia. È partita lo scorso 24 febbraio per arrivare ieri mattina a Ortona. Un’autentica odissea per la giovane mamma di 36 anni ed i suoi figli di 18 e 8 anni. «Sono partiti in auto verso la Polonia», racconta la badante che ieri li ha rivisti. «A cinque chilometri dal confine le strade erano paralizzate dal traffico. Lei è scesa con i figli, ha salutato il marito che è rimasto in Ucraina e ha continuato a piedi fino al confine polacco. Da lì hanno preso un pullman con cui hanno percorso parte della Polonia, fino a trovare ospitalità presso una famiglia che si è rivelata molto gentile. Ma il loro viaggio doveva continuare». Sono saliti su un altro bus in direzione Roma e domenica sera hanno raggiunto Pescara. Qui hanno trascorso la notte da una parente e ieri mattina hanno raggiunto Ortona.
Ora chiedono lo status di rifugiati. «Mio nipote è un bambino molto sensibile. Ha sentito forti esplosioni a poca distanza e si è spaventato molto», dice la badante. In Ucraina la donna ha ancora l’altra figlia ed i suoi generi. È tanta l’apprensione per loro, così come per tutti i connazionali che stanno subendo le conseguenze del conflitto: «Il nostro popolo ha bisogno di aiuto», è l’appello della donna. L’amministrazione comunale ha espresso la sua vicinanza al popolo ucraino, lo ha fatto anche attraverso un gesto simbolico. Il castello aragonese, infatti, è stato illuminato con luci gialle e blu, i colori della bandiera ucraina. «Dalla nostra città», sottolinea il sindaco Leo Castiglione, «che ha vissuto la guerra, l’occupazione, lo sfollamento, la distruzione e la morte parte un grido contro la guerra in Ucraina ma anche un abbraccio di solidarietà a un popolo che vive il terrore della perdita e dell’abbandono».
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