Processione del Venerdì Santo: il coro si riunisce dopo due anni

Primo incontro per le prove dei 200 cantori, il direttore Medoro: «Ritrovarsi è stato emozionante» Si vedranno tre volte a settimana in vista dell’atteso appuntamento. Padre Lorenzo li benedice
CHIETI . «Quando ci siamo ritrovati, dopo due anni di stop, ammetto che c’era qualcuno che aveva gli occhi lucidi». Prima riunione dei cantori della processione del Venerdì Santo martedì scorso nella chiesa di Mater Domini, non senza attimi di commozione, come sottolinea il direttore del coro, il maestro Loris Medoro. «Due anni fa», ricorda il maestro, «avevamo iniziato come sempre le nostre prove: avevamo fatto la prima quando poi, il 4 marzo, si è bloccato tutto». I due anni di pandemia hanno stoppato l’antica processione teatina, che si è svolta in solitaria con l’arcivescovo Bruno Forte che, imbracciata la croce, l’ha portata da piazza San Giustino alla Trinità. Dopo due anni, la processione torna venerdì 15 aprile e, martedì sera, i 200 cantori del coro del Miserere si sono riuniti per la prima volta dopo lo stop. Anche i 120 musicisti, diretti dal maestro Giuseppe Pezzulo, hanno iniziato le prove nella chiesa di San Domenico. Tutti vogliono essere pronti per il ritorno della processione del Cristo Morto, così cara alla città. Giovedì scorso, inoltre, è stata rinnovata una piacevole consuetudine che dura dal 2004: la benedizione di padre Lorenzo Polidoro per i cantori, i musicisti e i componenti dell’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti che organizza l’evento religioso.
Come da tradizione, padre Lorenzo dà la sua benedizione il giovedì successivo al Mercoledì delle Ceneri. Per tutta la Quaresima ora il coro si riunirà tre volte alla settimana, nei giorni di martedì, giovedì e venerdì. Non si prova solo il celebre Miserere composto da Saverio Selecchy, che fa da struggente colonna sonora al passaggio della processione, ma anche i canti della messa che l’arcivescovo celebra con i membri dell’arciconfraternita. Nei due anni in cui la stessa processione è stata ridotta al silenzio, i cantori del coro del Miserere hanno cercato di colmare il vuoto attraverso la musica in filodiffusione dai balconi, sia nel momento delle prove generali nella cattedrale di San Giustino che al momento del passaggio del corteo.
«È stato un modo per mantenere viva l’attenzione per il nostro canto e la nostra processione», dice il maestro Medoro, «e sappiamo che, soprattutto nei giorni del primo lockdown duro, per i teatini quella musica che si levava dai balconi è stata importantissima, come ci hanno detto in molti». Ma ora per i cantori e i musicisti che partecipano all’antico rito, quei momenti sono alle spalle. Così pure, si spera, la pandemia. Sebbene ci siano ancora precise regole da rispettare per evitare le occasioni di contagio.
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