Processo farsa e fucilate, così furono uccisi 9 giovani

Oggi è il 77° anniversario dell’eccidio di Colle Pineta: giustiziati i partigiani teatini Chieti e Pescara ricordano la strage: raccolta firme contro la propaganda fascista
CHIETI. I primi furono arrestati il 16 gennaio del 1944, gli ultimi il 4 febbraio. Poi, le torture nel carcere San Francesco di Chieti, un processo farsa nella sala del consiglio comunale a Palazzo d’Achille e la fucilazione. Morirono così 9 giovani teatini. Oggi è il 77° anniversario dell’eccidio di Colle Pineta, a Pescara. In una fornace dismessa i partigiani della banda Palombaro furono uccisi uno alla volta dai soldati nazisti e fascisti, poi, gettati dentro buche scavate alla svelta e abbandonati. Avrebbero dovuto essere impiccati in piazza San Giustino ma l’intervento dell’allora arcivescovo Giuseppe Venturi fece cambiare i piani: nazisti e fascisti scelsero l’esecuzione lontano dalla città, spettatore un prete. Quei corpi senza vita furono ritrovati quattro mesi e mezzo dopo: il 2 luglio 1944 fu il giorno dei funerali per Aldo e Alfredo Grifone, Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Beniamino Massimo Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Vittorio Mannelli e Aldo Sebastiani. Altri tre furono graziati e condannati a 30 anni di lavori forzati: Guido Grifone, Floriano Finore e Giovanni Potenza. Grifone, ultimo testimone della strage, è morto lo scorso 3 novembre all’età di 102 anni.
Oggi alle 10.30, nel piazzale della scuola di Pescara chiamata proprio 11 febbraio 1944, è in programma una cerimonia senza cortei e con il ricordo affidato a una corona d’alloro che sarà deposta dal sindaco Carlo Masci, dal presidente del consiglio Marcello Antonelli e dall’assessore Gianni Santilli. Parteciperà anche l’Anpi di Chieti. «E dopo la cerimonia», dice Filippo Paziente, presidente della sezione Grifone dell’Anpi, «andremo al Sacrario dei combattenti della Resistenza teatina, al cimitero di Sant’Anna, per deporre fiori».
I fratelli Alfredo e Aldo Grifone, 23 e 20 anni, erano entrambi operai; anche Pietro Cappelletti era un operaio di 28 anni, sposato e padre di due bambine; Nicola Cavorso, 23 anni, era uno studente universitario di fisica e matematica e allievo ufficiale dell’aeronautica; Beniamino Massimo Di Matteo, 18enne, era uno studente e vigile del fuoco; Raffaele Di Natale, 30 anni, era un venditore ambulante, soldato di fanteria, sposato e papà di due figlie; Stelio Falasca, 18 anni, era uno studente; di fronte ai fucili dei tedeschi si arrese anche la grinta dell’ex pugile Vittorio Mannelli, soldato di fanteria di 23 anni; Aldo Sebastiani faceva l’apprendista meccanico e il vigile del fuoco e 17 anni li aveva compiuti da meno di due mesi.
La banda Palombaro si costituì a Chieti il 9 settembre del 1943, il giorno dopo l’armistizio di Cassibile, per aiutare la fuga dei prigionieri dai campi abruzzesi e marchigiani e per decimare le pattuglie tedesche nell’entroterra della Maiella. «I giovani partigiani teatini», ricorda Paziente, «crearono non poche difficoltà agli occupanti nazisti». Fu il bolognese Mario Fioresi, arrivato a capo della polizia ausiliaria di Chieti con il placet dell’allora prefetto Giuseppe Girgenti, ad aprire la caccia all’uomo: i verbali dell’epoca lo raccontano come un uomo violento e senza scrupoli, avido di soldi e finito sotto accusa anche per profitti illeciti frutto di rapine, estorsioni e di un’indebita acquisizione alla Banca d’Italia di Chieti. Alla fine della Seconda guerra mondiale, Fioresi fu uno dei condannati per la strage di Colle Pineta: la pena dell’ergastolo e 100 milioni di lire di multa si accorciò a 19 anni di reclusione grazie ai condoni.
Oggi alle 18, anche Chieti ricorda l’eccidio con una manifestazione in piazza Martiri della Libertà organizzata dall’associazione La Sinistra Chieti Bene Comune e dal gruppo consiliare La Sinistra insieme all’Anpi. Parteciperà anche il sindaco Diego Ferrara. Ci sarà una raccolta firme contro la propaganda fascista: «Dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, si terrà una raccolta firme», dice Marco Di Gregorio, «a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare presentata in Cassazione per l’inasprimento delle pene contro i promotori della propaganda fascista e nazista e all’ulteriore aggravio di pena per coloro che commettono questi reati con strumenti telematici o informatici». La petizione proseguirà negli uffici comunali di via delle Robinie fino al 31 marzo.
«Erano tutti giovanissimi e tutti votati alla conquista della libertà», dicono i consiglieri della Sinistra Alberta Giannini, Edoardo Raimondi e Silvio Di Primio, autori di una mozione per il ricordo approvata all’unanimità nell’ultimo consiglio comunale dello scorso 8 febbraio. «Dedicheremo questa giornata a una raccolta firme, osservando tutti i protocolli anti-Covid, così da ricordare il sacrificio di quei giovani. Tenendo fede a un obbligo che il consiglio comunale assunse nel 2006 e che vedeva tutti impegnati, negli anni a venire, ad avere memoria dell’accaduto. La lapide esposta nell’aula del consiglio comunale testimonia tale volontà e funge da monito, in quanto fu proprio lì che si svolse il processo farsa che condannò i giovani della brigata Palombaro».

