Processo per la morte di Barrucci

L’avvocato deceduto in ospedale, a giudizio ex medico del pronto soccorso
CHIETI. Sarà il processo fissato per il 25 marzo del 2015 a stabilire se Roberto Barrucci, 59 anni, noto avvocato di Chieti, è morto oppure no per una colpa medica. Il giudice, Antonella Redaelli, ha infatti rinviato a giudizio, ieri mattina, l’ex medico del pronto soccorso del policlinico, Anna Carfagnini, difesa dall’avvocato Margiotta di Sulmona. Altre due posizioni, quella del collega Giulio Ferrante e della cardiologa Nicoletta Adezio, sono state invece stralciate dal pm, Marika Ponziani che, per entrambi, ha già chiesto al gip l’archiviazione per l’ipotesi di omicidio colposo. Anche se, per il secondo dei due casi, la parte civile, rappresentata dalla vedova, la sorella ed i figli del legale morto, e assistita dagli avvocati Paolo e Marco Ciammaichella, Massimo Di Vito e Italo Colaneri, ha già depositato l’opposizione. La tragedia di Barrucci si consumò nella notte del 5 dicembre del 2012 quando l’avvocato accusò un forte dolore al petto e, da solo, si recò al pronto soccorso dove, secondo l’accusa, non si sarebbero resi conto che stava morendo nonostante che un Rx al torace avesse evidenziato un’ectasia dell’aorta. Cioè una dilatazione che, nel giro di cinque ore, trascorse nel reparto di osservazione breve, portò alla morte l’avvocato teatino.
Il processo al medico si baserà essenzialmente sulle perizie di altri medici. Finora ce ne sono due: quella del ctu Cristian D’Ovidio, docente alla d’Annunzio, che, in sintesi, la definisce una morta inevitabile. E l’altra, del professor Marinelli, docente romano, che sostiene il contrario. Il tribunale dirà chi ha ragione.

