Procreazione, personale all’osso

Ortona. I medici dirottati ai turni di guardia nell’ospedale di Lanciano. Si allungano le liste di attesa
ORTONA. C’è carenza di personale al Centro di procreazione medicalmente assistita di Ortona diretto dal professor Gian Mario Tiboni. Un problema che si ripercuote anche e soprattutto su tutte quelle persone che si rivolgono da diverse parti d’Italia all’ospedale Gaetano Bernabeo, poiché vanno dilatandosi i tempi di attesa. È proprio il professor Tiboni a lanciare l’allarme per quello che è a tutti gli effetti uno dei maggiori centri pubblici del Centro-sud Italia per volume di attività. Basti pensare che nel 2016, anno per il quale il registro nazionale di Pma ha pubblicato gli ultimi dati nazionali, il centro di Ortona ha effettuato 860 cicli di procreazione medicalmente assistita. Nel 2018 sono stati più di mille i pazienti e 373 donne si sono sottoposte a prelievo ecoguidato di ovociti per tecniche di fertilizzazione in vitro (Fivet/Icsi). Ha una mobilità attiva di circa il 30% da regioni vicine quali ad esempio Molise, Lazio, Marche, Puglia e per di più rientra nei “Livelli essenziali di assistenza (Lea)”. È quindi un servizio che va garantito ma, nonostante la grande attività assistenziale dimostrata dai numeri che fa segnare, «oltre al sottoscritto il centro si avvale dell’attività di due soli dirigenti medici», spiega Tiboni.
La carenza di personale si sarebbe aggravata da quando la direzione aziendale avrebbe stabilito che i medici della Pma debbano svolgere turni di guardia presso l’ospedale di Lanciano. «Nella scorsa estate con disposizione di servizio è stato disposto il trasferimento di uno dei dirigenti dal 15 giugno fino al 5 agosto» racconta Tiboni. «Nei mesi di febbraio, marzo, aprile e maggio di quest’anno un medico della Pma ha dovuto ancora coprire turni di guardia presso la Ginecologia di Lanciano».
Ecco che quindi la riduzione di organico del personale dell’unità operativa di Procreazione medicalmente assistita ha ridotto inevitabilmente la capacità assistenziale, con conseguente allungamento dei tempi di attesa. Ma c’è dell’altro: «Il centro ha in dotazione un solo biologo e il sottoscritto è da alcuni anni l’unico referente dei sistemi di allarme del centro», evidenzia il direttore Tiboni. La funzione di questi stessi sistemi di allarme è quella di monitorare le criobanche contenenti embrioni ed ovociti crioconservati, il corretto funzionamento degli incubatori, ed eventuali perdite di gas tossici (azoto ed anidride carbonica). «Ho più volte inoltrato richiesta di attivazione di pronta disponibilità all’unità Amministrazione e sviluppo delle risorse umane da condividere con la biologa del centro, ma non ho mai ricevuto risposta», dichiara Tiboni. «Tra l’altro il sistema di allarme presenta problemi di malfunzionamento che sono stati più volte segnalati all’Ingegneria clinica della Asl che non ha ancora provveduto ad intervenire. L’assenza da più di tre anni della figura del direttore del dipartimento materno infantile», conclude, «non agevola sicuramente la risoluzione dei problemi dell’Uo di Pma e delle altre Uo dell’area materno-infantile».
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