Profughi, raccolte 1.300 firme

8 Giugno 2016

Atessa, il comitato: «I cittadini non vogliono il centro di accoglienza in città»

ATESSA. L’esperienza di alcuni ragazzi presso il campo profughi di Idomeni, in Grecia. Se ne parla oggi, alle 18, nel convegno organizzato in teatro dall’Anpi. «Abbiamo deciso di organizzare questo incontro perché riteniamo sia necessario informare i cittadini su un argomento che è spesso usato da populisti e fascisti per creare confusione e cercare consenso sulla pelle dei disperati», afferma Concetta Menna, presidente della sezione Anpi locale, «chi rischia la propria vita e quella dei propri figli per scappare da guerre, persecuzioni, miseria merita tutto il nostro rispetto. L’accoglienza è un dovere, soprattutto per chi scappa dalle guerre, così come stabiliscono le leggi internazionali. Questi sono argomenti troppo seri e importanti per lasciarli nelle mani di sprovveduti populisti: è la politica, a tutti i livelli che deve farsene carico». Ad Atessa era stata paventata l’apertura di un centro di accoglienza per immigrati, ipotesi che ha determinato la costituzione del comitato “Atessa agli atessani”, il quale ha raccolto circa 1.300 firme di cittadini contrari. Sulla questione Angelo Sciotti, segretario del Pd, dice al sindaco Nicola Cicchitti di farsi promotore «presso tutti i sindaci del comprensorio di un’azione comune e condivisa presso il prefetto affinché i profughi siano distribuiti su tutto il territorio, individuando una quota giusta e sostenibile per ogni Comune e prevedendo il loro impiego in lavori socialmente utili e di assistenza e assegnando la loro gestione ad associazioni no-profit». Secondo il Pd, il Comune di Atessa dovrebbe essere capofila: «In questo modo si otterrebbero effetti positivi, in quanto verrebbero sopite le paure dei cittadini circa un’ipotetica “invasione” di profughi nella sola Atessa e, allo stesso tempo, depotenziate le campagne politico-propagandistiche atte solo a sollevare gli animi, si favorirebbe una migliore integrazione dei profughi nel tessuto sociale e si assicurerebbe loro una dignitosa permanenza». Non si è fatta attendere la risposta del comitato. «1.300 atessani si sono già espressi e dai commenti raccolti possiamo già affermare che non vogliono nessun centro di accoglienza», dice il portavoce Andrea Marcolongo, «i cittadini hanno capito che sono in pochi a fuggire dalle guerre e che la stragrande maggioranza degli immigrati sono maschi e adulti in ottima forma. Hanno fame? E, allora, per quale motivo gettano il cibo, si lamentano del menù, distruggono e incendiano i centri di accoglienza?». (m.d.n.)

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