Progetto “Notti Sicure” Condanna-bis per la Asl
VASTO. “Il diritto degli operatori al compenso per il lavoro svolto non può essere condizionato all’erogazione del finanziamento”. Con queste motivazioni la Corte d’appello dell’Aquila ha rigettato...
VASTO. “Il diritto degli operatori al compenso per il lavoro svolto non può essere condizionato all’erogazione del finanziamento”. Con queste motivazioni la Corte d’appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso della Asl contro la sentenza di primo grado e ha condannato l’Azienda sanitaria al pagamento delle spese. Doppia vittoria per un gruppo di dipendenti del Ser.D di Vasto (Servizio per le dipendenze patologiche), che due anni fa si era rivolto al giudice del lavoro del tribunale per ottenere il pagamento delle prestazioni lavorative rese nell’ambito del progetto “Notti Sicure”, una iniziativa di prevenzione alcologica condotta nei principali luoghi di aggregazione giovanile: scuole, discoteche, concerti e sagre.
Le attività, finalizzate a informare i giovani sui rischi dell’alcol e della guida in stato di ebbrezza alcolica, iniziarono nel 2008 e terminarono nel 2010. I cinque dipendenti si videro costretti a rivolgersi al giudice del lavoro, in quanto la Asl si era rifiutata di versare il saldo del 70%, sul presupposto della mancata erogazione del finanziamento regionale. Hanno vinto in primo e in secondo grado. La Corte d’appello dell’Aquila ha ritenuto corretta la ricostruzione operata dal giudice del lavoro di Vasto, confermando che il progetto era stato approvato, autorizzato, attuato e organizzato dalla Asl, tramite il personale del Ser.D.
Del tutto ininfluente è per la Corte d’appello che la Asl abbia o meno ricevuto l’intero finanziamento pubblico. «È stato dimostrato che il diritto degli operatori al compenso non è stato sottoposto alla condizione sospensiva dell’avvenuta erogazione della seconda parte del finanziamento ed alla conseguente disponibilità di cassa», commentano gli avvocati Luca Damiano e Katia Basilico, che hanno assistito i dipendenti sin dal primo grado di giudizio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

