Prostituzione minorile, preside patteggia

17 Dicembre 2020

Un anno e 6 mesi (pena sospesa) a Marcello Rosato, accusato di aver fatto sesso a pagamento con un ragazzino di 16 anni

CHIETI. Ha patteggiato un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) Marcello Rosato, il preside 48enne accusato di aver fatto sesso a pagamento con un ragazzino di 16 anni. La sentenza è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella, competente per il reato di prostituzione minorile. La misura cautelare è stata revocata, ma l’imputato rimane comunque agli arresti domiciliari perché il dirigente scolastico deve rispondere anche di «atti sessuali con abuso di potere su un alunno» nell’ambito di un’altra inchiesta della procura di Chieti, per la quale è sotto processo (prossima udienza il 2 febbraio).
La vittima 16enne non frequentava gli istituti di Ortona in cui insegnava l’imputato. I comportamenti del docente lancianese, secondo l’accusa, hanno evidenziato «la totale assenza di scrupoli e di freni inibitori e l’incapacità di reprimere i propri istinti sessuali». L’inchiesta della squadra mobile di Chieti, diretta da Miriam D’Anastasio, è nata analizzando i cellulari sequestrati al preside al momento del primo arresto. È così emerso che l’indagato ha avuto «circa 10» appuntamenti con il minorenne tra il 3 febbraio e il 6 marzo del 2020. In occasione del primo rapporto sessuale, in macchina, una Peugeot bianca, gli ha consegnato 50 euro. Le volte successive, invece, gli incontri sono avvenuti nell’appartamento del preside fronte mare, a San Vito Chietino: in alcune circostanze Rosato ha pagato in contanti, mentre in altre ha promesso di ricompensare il ragazzino con ricariche su carta Postepay (a lui in uso ma intestata alla madre). Ricariche che, come accertato dai poliziotti della seconda sezione della Mobile diretta dall’ispettore superiore Nicola Di Nicola, sono state poi effettuate cinque volte per importi che variano da 20 a 50 euro. Secondo il giudice, sono evidenti «i gravi indizi di colpevolezza». In primis, c’è la testimonianza della vittima, ascoltata in questura. «Ho conosciuto Marcello attraverso la chat Grindr», ha raccontato il ragazzino. «Dopo alcuni messaggi, ci siamo scambiati i numeri di telefono e abbiamo continuato a parlare su Whatsapp. Da subito Marcello mi chiedeva delle prestazioni sessuali e mi indicava le somme di denaro che mi avrebbe poi elargito a incontro avvenuto». E ancora: «Dopo i primi incontri nel paese in cui vivo, Marcello mi è venuto a prendere con la sua auto e mi ha portato in una sua casa di San Vito. Voglio precisare che non sono mai stato costretto a subire gli atti sessuali, ma è stata una mia libera scelta». La narrazione della vittima ha trovato «preciso riscontro» nelle chat ricostruite dal consulente informatico della procura. Non solo: nell’agenda sequestrata all’imputato sono stati annotati anche gli appuntamenti con il 16enne.
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