Protestano 17 sindaci: basta tagli, servono medici 

Il depotenziamento delle postazioni del 118, amministratori sul piede di guerra «Servono risorse umane e più fondi, vogliamo un incontro con Asl e Regione»

CASOLI. Quindici amministratori comunali presenti, altri hanno dato la loro adesione; i sindaci dell’Aventino uniti ieri a Casoli fanno sentire la loro voce: «I nostri territori reclamano maggior peso nella sanità regionale». No al depotenziamento del 118 nella aree interne, sì a un investimento di uomini e risorse nelle zone interne: sono queste le maggiori richieste che saranno presentate a un tavolo istituzionale imminente con Regione, Asl e Comitato ristretto dei sindaci per dare risposte alle richieste dei cittadini e del territorio. Il sindaco di Casoli, Massimo Tiberini, è portavoce delle altre amministrazioni comunali, a lui spetta la richiesta della convocazione del comitato ristretto dei sindaci. Questo un primo passo, cui seguiranno ulteriori azioni di protesta.
Oltre a Casoli, erano presenti gli amministratori di: Gessopalena, Colledimacine, Lama dei Peligni, Torricella Peligna, Civitella Messer Raimondo, Roccascalegna, Altino, Fara San Martino, Palena, Palombaro. Hanno dato la loro adesione (non presenti ieri a Casoli per altri impegni): Montenerodomo, Pennadomo, Taranta Peligna, Bomba, Lettopalena e Sant’Eusanio del Sangro.
L’impulso per organizzare la riunione è stato il depotenziamento della postazione medicalizzata del 118 h24 di Torricella Peligna e Lama dei Peligni; precedentemente la stessa sorte era toccata a quella di Castiglione Messer Marino. La scelta della Asl di togliere i medici a bordo dei 118 è stata definita dagli amministratori “scellerata”, lasciando un ampio territorio montano con una popolazione soprattutto anziana, di fatto senza assistenza medica. Senza considerare il periodo estivo dove le diverse attrattive fungono da attrazione per migliaia di turisti. Le postazioni medicalizzate di Torricella e di Lama erano state ottenute nel 2015, dopo trent’anni di attesa e grazie all’impegno degli amministratori, della Strategia Nazionale aree interne “Basso – Sangro - Trigno” e della regione Abruzzo. «Il ritorno a una situazione in cui non viene più garantito l’intervento tempestivo dei sanitari non può essere tollerato perché è in discussione la dignità e la sicurezza degli abitanti delle zone interne», hanno detto gli amministratori. «Pertanto daremo battaglia in tutte le sedi per la piena funzionalità dei 118 nel nostro territorio».
La presenza di un medico a bordo è fondamentale per "stabilizzare" un paziente e dargli la possibilità di raggiungere il più vicino ospedale. «La sanità non può essere un fatto ragionieristico di dare e avere, ma si tratta di servizi da elargire ai cittadini. Le aree interne devono avere non chiacchiere ma risorse umane (medici, infermieri, ausiliari) ed economiche. È anticostituzionale che un cittadino che abita in un paese montano, se colpito da malore, abbia meno possibilità di sopravvivenza di un altro che abita più a valle perché è abbandonato dalla sanità pubblica», hanno concluso gli amministratori.