Proteste per la stazione con poche fermate

22 Novembre 2016

Verso il sit-in per i tagli alle soste dei treni. Di Michele Marisi: «Così si penalizza tutto il Vastese»

VASTO. C’è chi suggerisce di organizzare un sit-in dei pendolari davanti allo scalo ferroviario. Chi invece sta pensando a una protesta sulla piazza davanti al municipio. Certo è che l’idea di veder morire la stazione Vasto-San Salvo non piace a nessuno. «Che senso ha dover raggiungere il Molise per qualsiasi servizio? Per qualsiasi cosa dipendiamo ormai da Termoli. Per le Ferrovie esiste solo Termoli. Vasto conta ancora qualcosa?», hanno chiesto ieri alcuni viaggiatori infuriati. Sulla questione sia il Comune di Vasto che quello di San Salvo tacciono. «“Passata la festa, gabbato lo santo”: non c’è detto più azzeccato per la stazione ferroviaria Vasto-San Salvo. Finite le elezioni comunali in città, infatti, le fermate del Frecciabianca sono sparite. Durata dello spot: tre mesi. Da giugno a settembre. Nonostante le promesse di prolungamento del servizio e addirittura di potenziamento della rete dei trasporti passeggeri su ferro, tutto torna come prima se non peggio, con nuovi tagli all’orizzonte», annota Marco di Michele Marisi (Giovani in movimento) facendosi portavoce delle proteste di centinaia degli studenti. «La stazione, che è al servizio di un bacino di circa 100mila abitanti, piomba nuovamente nella desolazione delle fermate dei treni. Ad essere abbondanti sono solo i provvedimenti che continuano a penalizzare i servizi per i residenti, ma anche per i turisti, impoverendo di conseguenza un settore già in difficoltà».

A detta del rappresentante del centrodestra prosegue il progetto di isolamento di Vasto e del territorio del Vastese. «Resta da capire perché il governo regionale di Luciano D’Alfonso (Pd), presente e dinamico solo in prossimità delle elezioni voglia questo», afferma Marisi rinnovando l’appello alla mobilitazione in primis a tutti i sindaci del territorio. «Soprattutto ai sindaci di centrosinistra, che non possono rimanere fermi e muti in ragione di un’appartenenza a un partito. Perché prima di tutto dovrebbe esserci la propria comunità. Un territorio va difeso, e poi rilanciato». (p.c.)

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