PROVA

CASACANDITELLA. «Io gli ho dato parecchie volte al sindaco, gli ho dato 10 mila euro al sindaco, quello là, Giuseppe, mi aveva promesso un po’ di lavori che non mi ha dato... però quello mi sembra...
CASACANDITELLA. «Io gli ho dato parecchie volte al sindaco, gli ho dato 10 mila euro al sindaco, quello là, Giuseppe, mi aveva promesso un po’ di lavori che non mi ha dato... però quello mi sembra serio a me». L’imprenditore di Penne Sergio Giancanterino, finito ai domiciliari nell’inchiesta sugli appalti marsicani e dell’Unione dei Comuni delle Colline teatine, confessa così le presunte tangenti al sindaco di Casacanditella Giuseppe D’Angelo, anche lui agli arresti nella sua casa di contrada del Salice con l’accusa di tangenti «camuffate» con «l’acquisto dei biglietti della lotteria patronale, noleggio di tendoni per una festa, contributi in beneficenza». E «una porchetta».
Il no del sindaco poliziotto. Ai domiciliari sono finite altre 5 persone. Nell’inchiesta sono indagati anche altri 5 tra politici e imprenditori, compreso il sindaco di San Martino sulla Marrucina Luciano Giammarino, di professione ispettore di polizia, accusato di «una mera manifestazione di disponibilità poi non portata ad ulteriori conseguenze». Lo stesso Giammarino, in un’intercettazione, racconta che non ha ceduto alle pressioni per orientare gli appalti: «Questi qua so’ venuti da me a dirmi che... trova un modo... quesso se po fa 10 ditte. Ci penso, ti dà lui le ditte... ma io s’ho fatto ma che. Davvero che finivo sotto un treno».
Casacanditella al centro. Ma il ruolo che gli inquirenti considerano fondamentale è quello del sindaco di Casacanditella, lo stesso che intercettato riflette a voce alta e dice: «Fammi vedere quanti soldi manda questo... quando prima mo mi arrestano a me». Il suo Comune è l’ente capofila dell’Unione dei Comuni delle Colline teatine di cui fanno parte anche Ari, Casalincontrada, Roccamontepiano e San Martino sulla Marrucina. E da Casacanditella, secondo la squadra mobile dell’Aquila e la procura di Avezzano, si dipana «una fitta rete di relazioni con pubblici amministratori della zona e imprenditori che sono soliti operare in provincia».
Il piano a monte. L’appalto contestato riguarda i lavori di consolidamento di località Colle Grande a San Martino sulla Marrucina: un appalto da 1,2 milioni di euro sul quale Giancaterino avrebbe voluto mettere le mani sopra ma la presunta turbativa d’asta è andata a monte perché, improvvisamente, al rup “amico” è subentrato un altro funzionario che, a un elenco preconfezionato di 15 ditte, ne ha aggiunte altre 16. «Si sono cacati sotto», commenta un altro personaggio definito «faccendiere». Ma perché il piano è andato a monte? «Questo mutamento nella scelta (la cui ragione non è conosciuta e da Ruggeri e Giancaterino è attribuita ai vertici della politica regionale)», dice l’ordinanza di arresto, «scompiglia quelli che erano i programmi pianificati sino a quel momento dagli indagati. Ciò in quanto dal rup vengono invitate molte più ditte rispetto a quelle prescelte originariamente».
La confessione in auto. L’accusa parla di pagamenti fatti per addomesticare le gare d’appalto. In un colloquio in auto con il nipote, l’imprenditore rivela delle presunte tangenti: «Il sindaco si è preso questi soldi per fare le feste, le cose, però mi ha detto non ti preoccupare io un lavoro te li ding». L’intercettazione continua: «Guarda il sindaco mo’ tiene problemi quello... quell’altro, deve fare la porchetta e non tiene i soldi... ha fatto la festa, eh, l’ho aiutato io, no, quello ha fatto uscire tramite la fondazione ma 10 mila euro gli ho dato, mica gli ho dato una lira». E anche con il figlio l’imprenditore torna a parlare dei pagamenti: «Coso per le feste gli abbiamo dato 10 mila euro al sindaco, tengono la centrale unica di committenza... ha detto l’appalto lo faccio io. Non sia ma succede na cose de quesse... fa con me. Poi fai con me perché il tecnico è pure il mio ha detto, del Comune mio». Secondo la procura, questa conversazione lascia «chiaramente intendere che il denaro consegnato al pubblico amministratore altro non era che la mazzetta o parte di essa, concordata per l’aggiudicazione dell’appalto di San Martino sulla Marrucina».
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