Provincia, ecco le strade della morte

Nessun operaio al ponte maledetto ma spuntano anche 50 metri di guard rail divelto e la frana in piena curva
CHIETI. Pasqualino De Rosa si sporge dal ponte maledetto. Ma in quel punto la balaustra non c’è. Se Pasqualino dovesse cadere, finirebbe nel Foro, che all’alba di domenica è diventata la tomba di Pierpaolo e Valentina Timperio, fratello e sorella di Miglianico precipitati nel fiume con la loro Fiat 500 rossa. Ma neppure ieri, la Provincia ha mandato gli operai a riparare i tratti spezzati della balaustra. Siamo tornati sulla bretella che dal rondò del Golf club, in Val di Foro, porta a Miglianico, e ci torneremo finché quel ponte non diventerà sicuro per centinaia di automobilisti che ogni giorno lo attraversano. Come Pasqualino De Rosa che si presenta: «Sono un agente di polizia europea, vengo da Vacri. Guardi questo tratto di ringhiera, manca da mesi», dice sporgendosi nel vuoto. Poi indica un’altra pericolosa rottura, sulla parte opposta del ponte maledetto, dove però qualcuno ha fissato una balaustra di protezione ma Pasqualino sbotta: «L’hanno incravattata con un pezzo di fil di ferro arrugginito». Ti volti, e scopri altri tre punti pericolosi che testimoniano altrettanti incidenti, avvenuti chissà quanti mesi fa, forse già risarciti dalle compagnie assicurative alla Provincia che però non ha mai mandato i suoi operai.
Neppure ieri lo ha fatto, dopo il lutto, il dolore e il clamore mediatico per la tragedia di due ragazzi di 27 e 23 anni. Ma che fine hanno fatto quei soldi che l’ente ha comunque incassato? Perché il ponte è ancora a rischio? E quante sono le strade della morte in Val di Foro? Non occorre fare molti chilometri per scoprirne subito un’altra. In linea d’aria è distante meno di un chilometro e il lungo pezzo di guard rail spiantato dal ciglio della strada e finito nei campi, insieme a pezzi di cd, una bottiglia vuota di liquore e altri oggetti, è impressionante.
Siamo nel primo tratto della strada che dal rondò del Golf club sale verso il casello dell’A14 di Francavilla. In questo punto, un’auto è uscita fuoristrada, perché la curva porta a farlo. «Sì, è successo all’alba di una decina di giorni fa», racconta un uomo che esce di casa incuriosito dal cronista che fa le foto. «Erano dei giovani che hanno ripreso la macchina e sono scappati.... ma stavano bevuti».
Erano ubriachi, si sono allargati in curva e hanno devastato il guard rail dove ora spicca un limite di velocità fissato a 30 km all’ora. Ma qui sfrecciano anche i camion e ogni volta che passano, sfiorando il ciglio della strada, senti un brivido.
Il viaggio alla ricerca delle strade della morte prosegue verso Ripa Teatina. Giusto a metà del tratto che dalle quattro strade di Miglianico sale verso il paese di Rocky Marciano, spunta una frana, in piena curva, transennata e segnalata con otto cartelli stradali. E’ così da mesi.
Più avanti, finalmente, ci sono una ruspa e tre operai della Provincia al lavoro. Ma stanno solo tagliando canne.

