Quadri falsi, gallerista finisce a processo

9 Dicembre 2018

Sotto accusa due opere attribuite a Salvo Mangione ma mai dipinte dall’artista: Di Marco indagato per ricettazione

CHIETI. Arriva davanti al tribunale di Chieti un’inchiesta su arte copiata e quadri falsi: vittime le opere di Salvatore Mangione, detto Salvo, uno dei più quotati pittori italiani contemporanei morto nel 2015. Sotto processo è finito Luca Di Marco, 43 anni, gallerista di San Giovanni Teatino: è accusato di ricettazione continuata perché, scrive nel capo di imputazione il pubblico ministero Giuseppe Falasca, «al fine di procurarsi un profitto, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, acquistava – o comunque riceveva – due tele ad olio denominate “Primavera” e “Nevicata”, apparentemente riconducibili all’artista Salvatore Mangione, provento del delitto di contraffazione o riproduzione». Le indagini sono state condotte dai carabinieri della stazione di Sambuceto e dagli specialisti dell’Arma del reparto tutela patrimonio culturale.
LA DENUNCIA. Tutto comincia a inizio novembre del 2017. Il titolare della galleria Real arte di Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo, invia una richiesta per verificare l’autenticità dei due quadri a Norma Mangione, professione gallerista, figlia del noto artista. Dopo la morte di Salvo, infatti, lei e la madre Cristina Tuarivoli hanno dato vita a un’associazione con la finalità di valorizzare la memoria dell’artista. Non solo: le eredi sono le uniche legittimate alla tutela dell’opera di Salvo, detenendone il copyright del materiale artistico. Fatto sta che la figlia del pittore, già solo visionando le fotografie, capisce che quelle tele – firmate e intitolate sul retro: sono palesemente false. Così decide di presentare una denuncia al nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Monza. Una volta avuta la certezza che quei quadri non sono originali, il proprietario della galleria marchigiana riconsegna entrambe le tele al proprietario, ovvero Luca Di Marco.
LA PERQUISIZIONE. A quel punto la procura di Chieti dispone un decreto di perquisizione nei confronti del gallerista di San Giovanni Teatino. Quando i militari dell’Arma bussano alla porta dell’indagato, è lui stesso a consegnare i quadri ricercati corredati da cornice e autentiche. Ma Di Marco respinge ogni accusa: sostiene di non aver mai saputo che quelle opere di cui era venuto in possesso non erano originali. Una versione che non convince la procura, che decide di firmare il decreto di citazione diretta a giudizio. Il processo inizierà il prossimo 7 gennaio davanti al giudice monocratico Andrea Di Berardino: il gallerista rischia una condanna da due a 8 anni. All’imputato viene contestata anche la recidiva perché, qualche anno fa, era finito nei guai per una vicenda analoga, legata a due quadri falsi del pittore Enrico Castellani e al centro di un’inchiesta della procura di Ferrara. IL PRECEDENTE. Già in vita Salvo, ritenuto un genio dei colori e del cavalletto, aveva avuto problemi legati ai falsi dei suoi quadri essendo finito nel mirino di una banda specializzata nel copiare opere di arte contemporanea. Uno dei componenti della gang, come accertato dalle indagini della procura di Roma, «oltre a far riprodurre falsi da opere dell’artista, riusciva a mettere in vendita presso una casa d’aste a Milano il falso dipinto “Paesaggio Marino” opera in relazione alla quale, attraverso raggiri e artifizi, deteneva la dichiarazione di autenticità dell’artista». Un altro membro della banda, invece, «aveva sempre posto in vendita un’altra tela “Prima Primavera” in una casa d’aste di Milano sempre con un’autentica vera estorta all’artista, ovviamente all’oscuro di tutto».