Quando in piazza Gino la guardia raccoglieva i doni

2 Febbraio 2015

Viaggio nella mostra per i 150 anni della nostra Municipale Da Luigi Mitrugno a Donatella, prima comandante donna

CHIETI. Se nonno Gino la vedesse lì, accanto a quella foto, si commuoverebbe. Lui era Gino Mitrugno, Gino la guardia, lei è Donatella Di Giovanni, la prima donna comandante dei vigili urbani di Chieti in 150 anni di storia. Ci guida nell’eccezionale mostra dedicata ai vigili teatini inaugurata sabato alla Bottega d’arte, curata da Maria Paola Lupo, arricchita da un video montato da Anna Micomonaco e dalle marce militari del 1860 scoperte dal maestro Fabio D’Orazio.

Gino e Donatella, l’uno vicino all’altra, lei orgogliosa di farsi fotografare accanto all’immagine del nonno in divisa scattata nel 1960 in piazza Valignani. Da una parte Gino la guardia, dall’altra Luigi Moresco, che tanti bimbi impararono ad amare quando, in pensione, guidava il trenino della Villa. Tra i due simboli in divisa, una montagna di regali che, ogni anno, il 6 gennaio, i cittadini portavano in piazza. Era la Befana del vigile che la comandante Donatella ha fatto rivivere al contrario: ora sono i vigili che donano un sorriso ai bambini di Chieti.

Non gli sembra vero di tornare in sella alla mitica Guzzi V50, per Antonio Paolini è come bere acqua Fiuggi e sentirsi di 20 anni più giovane su quella moto quattrotempi, agile come un ferro da stiro ma indistruttibile. Lì accanto c’è la vecchia divisa in pelle di Franco Di Tommaso che ora mostra la torta commemorativa confezionata da Valentino Valente, figlio di Giuseppe, un altro simbolo dei vigili teatini, presidente dell’Anvup (Associazione nazionale vigili in pensione) che si fa fotografare accanto alla scrivania che fu di tanti comandanti nella centrale di Largo Barbella. Alle sue spalle, una rosa di foto.

Lo sguardo cade subito sui mustacchi di capitan Valentino Cardo. Ma attenzione: è nonno Valentino e lo scatto in divisa è del 1927. Vallo a dire ai pescaresi, ai romani e ai milanesi che sessant’anni dopo, il nipote, Valentino Cardo, sarebbe diventato pure lui comandante. Un’occhiata ai ritratti, che Luciano Primavera ha donato a Franco e Donatella, ed ecco il primo documento storico che contrasta con il volto di Tiziana Michelini.

Lei, che è stata vigilessa , regala un sorriso all’obiettivo. Il documento, invece, è una classifica di vigili multaioli che quell’anno, chissà quando, venne vinta da Gaetano Barattucci. Pensate: solo 52 contravvenzioni. Ma di auto in giro ce n’erano così poche che era un evento multarne una.

Sorridono i tre guasconi, in un B/N dell’80, Moreno Di Labio, Fausto Costa e Roberto Console, sempre sulla breccia. Mentre scopriamo che nel 1909 i vigili multarono 680 teatini, cancellarono 428 verbali e ne spedirono 4 dal pretore. Anche se allora si occupavano solo di dazio, polizia annonaria e controlli al mattatoio.

Altri tempi come quel verbale al povero Petrocco Vincenzo fu Antonio che, alle 11,49 del 7 dicembre 1911, in via Arniense, investì, con il tram, il “somaro, carico con due barili d’olio, condotto da tal Paolino Raffaele”. Ma incappò nel vigile Camillo Pera che, impietoso, lo multò. Chissà di quanto.

O quel giorno di settembre del 1914 quando il vigile Vincenzo Pinti arrestò il macellaio Ruggiero Di Benedetto sol perché un contadino si era piazzato davanti al suo negozio e lui bestemmiò ad alta voce la Madonna. «Ma perché arrestavate pure?», chiede una elegante signora, «Come no!», esclama la comandante Di Giovanni che spiega di quando i vigili, nel 1938, si sciolsero, per volere del prefetto, che li definì “poco preparati” ma, nel ’58, tornarono in sella alle loro Guzzi Falcone come l’Araba Fenice che risorge dopo vent’anni. Sentite invece questa frase che sembra un verso dantesco: “Nel mentre esprimo la mia viva ripugnanza per tale lordo agire/e confesso di arrossire di essere al comando di gente di tal fatta...”. La verbalizzò Leandro Lembo nel ’36 perché i suoi vigili, nelle ore serali, si “recavano a bere e giuocare e litigavano, in presenza di borghesi, a cagione del vino bevuto”. Ma non erano questi i vigili urbani di Chieti. Il volto sereno di Amedeo Di Nardo li racconta tutti. Di Nardo si fa fotografare accanto alla sagoma di un vigile in divisa che alza il braccio per dirigere il traffico. Era lui, Amedeo, nel 1960. Le due mani s’incontrano dopo 55 anni mentre Di Nardo dice orgoglioso: «Sono stato vigile per sette anni».

Ma sette vuole dire infinito e vigili si resta per sempre.