«Quarantena per il Covid violata» Multato il vice sindaco De Cesare

6 Luglio 2022

Il decreto penale di condanna emesso dal tribunale per i fatti avvenuti all’inizio dello scorso gennaio Lui nega le accuse: «I documenti in mio possesso attestano che, quando sono uscito, ero negativo»

CHIETI. È accusato di essere uscito più volte di casa, prima dell’accertamento della guarigione, nonostante fosse in quarantena per avere contratto il Covid. Il vice sindaco di Chieti, Paolo De Cesare, ha ricevuto un decreto penale di condanna all’ammenda di 4.500 euro (pena sospesa). I fatti risalgono allo scorso gennaio: a informare la procura della Repubblica erano stati i poliziotti della Digos della questura teatina. De Cesare – assistito dal fratello Federico, avvocato – ha presentato opposizione, facendo istanza di patteggiamento. E ieri mattina, a palazzo di giustizia, il caso è arrivato davanti al giudice Luca De Ninis e al pubblico ministero Giuseppe Falasca: l’udienza è stata rinviata a un’altra data. Non era presente il vice sindaco, che – da lunedì mattina – sta svolgendo anche le funzioni di primo cittadino perché Diego Ferrara è risultato positivo al Covid.
De Cesare nega ogni accusa: «Tutta la documentazione in mio possesso», dice, «attesta che, quando sono uscito, ero negativo. È inconfutabile perché avevo il Super green pass, il certificato ufficiale della negatività e il messaggio del ministero della Salute. Non avrei mai messo a repentaglio la salute di qualcuno».
In base all’accusa, invece, De Cesare si è allontanato più volte dalla sua abitazione, violando la quarantena, il 20, il 24 e il 26 gennaio. In quelle date si sono svolti anche eventi e appuntamenti pubblici ai quali De Cesare ha partecipato, come il sopralluogo all’ex caserma Bucciante all’interno della villa comunale. La procura, dunque, ha deciso di contestare al vice sindaco la violazione del decreto legge che conteneva le misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e per il quale le pene previste sono quelle di un regio decreto, in materia di sanità pubblica, che risale al 1934. Fatto sta che la stessa procura ha deciso di definire la vicenda giudiziaria chiedendo l’emissione di un decreto penale di condanna, applicabile quando la sanzione finale è costituita dalla sola pena pecuniaria. Così il giudice De Ninis, dichiarando l’imputato colpevole, lo ha condannato all’ammenda di 4.500 euro (pena sospesa), in sostituzione di due mesi di arresto. E ora il tribunale dovrà esprimersi sulla richiesta di patteggiamento.
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