Quei soldati del G.B. Vico morti in nome della Patria

Mostra al Liceo dedicata ai martiri teatini della Grande Guerra del 15-18 E spunta qualche lacrima durante la lettura dei messaggi scritti dal fronte
CHIETI. «Tu mamma, tu e non con me, tu sola per sempre, nella vita. Sospiro e forse sì, piango. Piango non per me, per me mai, piango per te, povera cara mamma mia adorata». Sono le parole scritte da Alceste DeLollis, 20 anni, alla madre. Una lettera arrivata dal fronte che sa di poesia e di una morte annunciata. De Lollis non tornò mai a casa, morì qualche giorno dopo a Bricon. Era il 4 agosto del 1916. E che dire di Levino Petrosemolo, iscritto al Politecnico di Torino, morto in battaglia a Gorizia il 25 agosto del 1916 a soli 22 anni. Un patriota ardente, una «testa cala» che scrive alla madre: «Come sono felice! Non puoi immaginare con quale entusiasmo andremo al fuoco. Da ieri siamo a Gorizia. È una bellissima città piena di giardini ridentissimi. Sto benissimo». Ma il giorno successivo alla missiva, il 25 agosto del 1916 morì per le gravi ferite riportate in battaglia. Giuseppe Spatocco partì per il fronte il 16 maggio del 1915: «Torno a pregarti di non avere preoccupazioni per me e persuadi mamma» scrive al fratello Giustino «che per noi è una grande fortuna e resterà motivo di vivissimo orgoglio poter contribuire col nostro sangue e sia pure con la nostra vita a questa grande redenzione della nostra Patria». Un grande entusiasmo che si spense per sempre il 19 agosto del 1915. Sacrifici estremi per amore della Patria che affollano la mostra inaugurata ieri mattina al liceo G.B. Vico dove De Lollis, Petrosemolo, Spatocco e molti altri, nutrirono la loro vena umanistica attraverso gli studi classici. Una mostra che racconta la guerra ma che palpita di vita attraverso i volti di quei giovani che dalle foto ingiallite urlano la loro presenza. E attraverso le loro lettere l’amore per la vita, per molti appena sbocciata, si lega al senso del dovere. «Tra paura e sofferenze, ma senza l’ombra del pentimento» come ha detto nel suo passionale intervento Giustino Angelone, presidente dell’associazione «Noi del G.B. Vico» che ieri mattina ha tenuto incollati alla sedia decine di liceali. «A voi va consegnato il ricordo affinché la tragedia della guerra non venga mai più ripetuta» ha detto la preside del Classico Giuseppina Politi, mentre il professor Francesco Baldassarre ha raccontato il primo conflitto mondiale attraverso fatti e retroscena. Come la volontà, durante il Ventennio fascista, di spersonalizzare il volto tragico della morte. «Un sacrificio necessario collettivo» ha spiegato Baldassarre «il soldato ucciso non è una vittima della crudeltà della guerra, ma un “caduto” per la Patria». Occhi lucidi e silenzio reverenziale quando l’attrice Veronica Pace, anche lei ex studentessa del G.B. Vico, ha letto le lettere che i giovani soldati teatini hanno spedito dal fronte alle famiglie. E per dieci vibranti minuti le voci di quei ragazzi tornano a vivere attraverso le sue parole. Poi si torna alla realtà, ad una mostra, in realtà un omaggio affettuoso, a vecchi compagni di liceo, che non hanno mai conosciuto, ma che hanno imparato ad amare attraverso la forza dirompente della memoria. La mostra, allestita lungo il corridoio del Convitto Vico potrà essere visitata fino al 12 giugno, dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria che va dalle 9 alle 18.

