«Questa professione è diventata stressante»

26 Agosto 2023

Il dottore teatino Cascini ai futuri camici bianchi: servono motivazione e tanta pratica in ambulatorio

CHIETI. Dottor Giancarlo Cascini, ex assessore alla Sanità del Comune di Chieti e medico di famiglia, lei ha in cura 1.500 pazienti ed è prossimo alla pensione. Oggi è cambiato il lavoro del medico?
«Ho iniziato negli anni ’80, quando il medico di famiglia era l’erede del vecchio medico della mutua. Era un ruolo di un certo prestigio: il famoso detto “te lo ha detto il medico” aveva una valenza, ma nel tempo si è perso questo valore. Il paziente oggi è più aggressivo e male informato perché ricerca da sé le cure su internet. Prima i medici non avevano un’assicurazione professionale, ora è necessaria perché ci sono troppi contenziosi medici. L’ambulatorio prima non aveva una regolamentazione, oggi ci sono requisiti stringenti: bisogna avere una serie di attrezzature che la Asl impone».
Negli anni è cambiata anche la paga di un medico?
«La capacità di acquisto è diminuita: la generazione precedente aveva maggiori prospettive che oggi non ci sono più. Un medico con un massimale di 1.500 pazienti prende in media un netto di 4.500 euro a cui, però, bisogna togliere le spese di ambulatorio, di assicurazione che prima non c’erano. Agli stipendi si aggiungono alcuni progetti della Asl a cui decidiamo di aderire».
Cosa consiglia a un giovane che oggi vuole intraprendere questa carriera?
«Di avere molta motivazione. È un lavoro impegnativo e stressante, non ci sono orari fissi. Dopo la laurea, consiglio anche di frequentare più di un ambulatorio medico per rendersi conto di cosa comporta questa professione, fare pratica ed esperienza. Per diventare medici di famiglia bisogna fare un corso di 3 anni che comprende anche la pratica in ambulatorio. Ma all’arrivo dei giovani, purtroppo vengono impiegati per smaltire il lavoro burocratico come le ricette».
La carenza di medici di famiglia porta anche all’affollamento del pronto soccorso?
«La medicina di famiglia non riesce più a fare da filtro e c’è l’invio facile dei pazienti al pronto soccorso. La maggior parte dei codici bianchi e verdi potrebbero passare direttamente dai medici di famiglia». (e.g.)
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