«Qui Radio Ari» La mitica emittente rivive per un giorno

L’iniziativa ideata e organizzata dal noto regista arese Viani Un tuffo nelle emozioni del passato con tutti i protagonisti
ARI. «Qui Radio Ari, che trasmette in modulazione di frequenza sugli 89 punto cento megahertz». Così il paesino sulla Val di Foro era entrato nell'universo delle "radio libere" che ebbe il big bang nel 1976, anno della sofferta liberalizzazione dell'etere che scardinò il monopolio Rai. Anni ruggenti, fino ai primi Ottanta quando infine l'esperienza si chiuse per gli alti costi e in fondo anche perché tutto stava già cambiando. E alla libertà progressista che rompeva con un passato di isolamento si stava già sostituendo la freddezza del calcolo economico che sancì la sopravvivenza di poche ma solide "radio private".
Ari ritorna indietro per un giorno con "Quando c'era Radio Ari, la radio che faceva sognare", serata ideata e organizzata dal regista e cineasta di origini aresi Dino Viani che fu in quel manipolo di speaker, conduttori e disk jockey artigianali che cambiarono per sempre la percezione dei mass media anche in questa piccola comunità di mille anime. Riflettori e altoparlanti si accendono per la messinscena di quei tempi lontani alle 21 in punto di domani in piazza Bucciante. Iniziativa appoggiata con entusiasmo dal sindaco Marcello Salerno, all'epoca bambino mentre il fratello Rocco a soli 15 anni era già parte dello staff. Viani ha invitato, spiega, «tutti quelli che hanno fatto grande Radio Ari, un'emittente divenuta già poco tempo dopo l'inizio delle trasmissioni un punto di riferimento per l'intero circondario: il presidente Candeloro Santone, i dirigenti Antonio e Tommaso Costantini, gli speaker Antonio Naccarella, Patrizio Tinari, Rocco Nanni, Antonio Di Rito, Edoardo Viani, Edoardo Di Felice, Nicola Liberato, Riccardo Mecoli, Antonio Galli, Giuseppe Tinari (oggi affermato editore), Franco Porreca e Camillo Di Felice».Nessuno meglio di Viani riesce a cogliere l'anima di quei tempi. E con il tocco del regista lo fa puntando a un racconto delle emozioni. «La prima Radio Ari», spiega, «era in un fondaco del centro storico del paese, di cui ricordo le pareti tappezzate dai contenitori delle uova e un silenzio ovattato interrotto da quelle voci che parlavano pacatamente al microfono. In quel luogo simile a un'astronave c'era una grande magia, un atmosfera incantata». Poi un excursus sociologico sull'impatto di una radio libera nel paese che soltanto 35 anni prima aveva ospitato Alberto Savinio, scrittore tra i più importanti del ventennio che aveva descritto scorci di Abruzzo incantato e suggestivo di slanci poetici. «La radio, in quel periodo», osserva Viani, «è stata un grande mezzo di comunicazione che ha emancipato molti giovani di allora, una sorta di Facebook arcaico in cui i programmi a dediche erano le trasmissioni più seguite. Soprattutto, è stato un modo per dire al mondo che anche i piccoli paesi potevano far parte della storia». Non può mancare un ritratto di famiglia di quel manipolo che rivoluzionò i costumi locali. «Eravamo giovani pieni di sogni ed entusiasmo», annota, «e il nostro tecnico, Ermanno Antonini di Pescara, era il Deus ex machina veniva con i suoi progetti, noi ci davamo da fare organizzando feste, veglioni, per reperire fondi, per far vivere quel sogno».
Francesco Blasi
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