«Radiologia penalizzata dalla Regione»

Ridotta da unità complessa a semplice, la Amato scrive a D’Alfonso: ingiustizia che colpisce solo l’ospedale Renzetti
LANCIANO. Ancora un colpo di accetta sull’ospedale Renzetti con la Regione che taglia l’unità complessa di radiologia. Un taglio di cui si vedranno gli effetti anche sugli utenti. Perché trasformare una unità complessa in semplice non significa solo tagliare un primario, quanto avere quantità e qualità di risorse in misura inferiore. In questo caso meno medici, meno risorse e, di conseguenza, liste di attesa più lunghe per effettuare uno dei tanti esami radiologici. La decisione, tra l’altro, arriva dopo che lo scorso giugno si è brindato all’attivazione della guardia radiologica h24, che un’unità semplice difficilmente assicurerà. Perché si colpisce la Radiologia? È perché solo quella di Lanciano visto che negli altri Dea di I livello come Avezzano e Vasto resta come unità complessa? Chiede lumi su questa scelta anche la deputata del Pd, Maria Amato, che è stata primario di Radiologia a Vasto, in una lettera inviata al presidente Luciano D’Alfonso. «Caro Luciano», scrive, «non posso fare a meno di chiederti di correggere una ingiustizia nel piano di riordino sanitario. Mi riferisco alla unità complessa negata alla Radiologia dell’ospedale di Lanciano. È un centro di costo elevato e, quando dotata di tutte le metodiche, in un ospedale che ha un numero elevato di accessi al Pronto soccorso (42.000, ndc), quando ha una sezione di senologia in rete con il programma di screening, è “complessa” a prescindere. Gli ospedali di Lanciano, Vasto e Avezzano sono tutti e tre di I livello, non si capisce per quali motivi alla Radiologia di Lanciano non viene riconosciuta la complessità, un ospedale già penalizzato per la diagnostica con la chiusura di Medicina nucleare».
La decisione non mancherà di avere ripercussioni anche sui pazienti. «Hai sempre detto di avere a cuore il problema delle liste d’attesa», scrive ancora la Amato a D’Alfonso, «allora sappi che sono i direttori di unità complessa che si occupano della organizzazione del lavoro, che nelle radiologie gli esami non si fanno senza medici. La diagnostica per immagini è un servizio essenziale per i pazienti e per il buon funzionamento degli ospedali: una diagnosi ritardata si traduce in rischio per la vita, e molti dei Lea (livelli essenziali di assistenza, ndc) non sono garantiti se le radiologie non vengono messe in condizione di lavorare adeguatamente».
Non solo: il taglio è una beffa per un reparto dove si effettuano oltre 4.500 esami al mese. Da gennaio a giugno ci sono stati 20mila raggi x, 6.600 Tac, circa duemila ecografie, per dare solo qualche numero. Nel reparto, poi, è stata da poco attivata la guardia radiologica h24: ossia non si resta mai scoperti in Radiologia poiché, nelle ore notturne e nei giorni di festa, in servizio ci sono un medico e un tecnico, mentre un secondo tecnico e un infermiere sono reperibili. Ma con un’unità semplice non si può fare. La Amato ha, infatti, ricordato che «per fare l’h24 ci vogliono i medici, altrimenti si chiudono gran parte delle attività ambulatoriali, e non tutti si possono permettere di rivolgersi ai privati, anche se il Cup predisposto per prenotare nelle strutture private faciliterà le migrazioni».
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